“Guerra della pesca” a Mazara del Vallo con la Libia, basterebbero piattaforme e radar

Esistono tecnologie in grado di contrastare le problematiche, con tanto di sequestri, legate allo sfruttamento della pesca nelle acque del mediterraneo a nord-ovest dell’Africa. Una situazione che da decenni ha causato ruggini e nervi tesi fra le marinerie di Mazara del Vallo e quelle del nord-Africa, soprattutto della Libia. Una nuova tecnologia è già all’esame del Ministero della Difesa Tunisino. Le associazioni dei pescatori di Mazara del Vallo hanno richiesto più volte una continua ed attenta protezione dei loro pescherecci. La flotta mazarese voirrebbe operare, in tutta tranquillità, in quelle “acque di esclusività libica”. Dicono i nordafricani, ma che in realtà non lo sono affatto.

La visita in Libia, domenica scorsa, del Ministro degli Esteri Di Maio, con i vertici ENI, potrebbe avere aiutato ad alleviare una situazione critica sempre aperta. I due governi hanno ripreso la discussione sull’impegno italiano nella realizzazione della famosa strada “costiera”. Per quanto riguarda invece la controversia sulle acque pescose internazionali ci sarebbe già una prima soluzione che potrebbe essere attuata con un costo assai limitato.  Basterebbe installare piattaforme dotate di un radar, a controllo remoto della triskav, sulla linea TRIPOLI- Capo AL HAMAMH.

L’attività di sorveglianza marittima potrebbe essere effettuata sia da una sala di controllo situata in Libia che da una in Italia. In questa maniera si localizzerebbero tutte le piccole imbarcazioni che giungono dal mare aperto verso le acque e le coste nazionali Libiche e viceversa ma anche si potrebbe sorvegliare su tutte le operazioni di trasbordo illegale di persone o di marci effettuate con l’accostamento fra due imbarcazioni. Adesso c’è da capire se veramente possa esserci la volontà politica di chiudere una vecchia vicenda che mette costantemente a rischio il lavoro e l’integrità fisica dei pescatori di Mazara del Vallo.