Giro di prostituzione ad Alcamo, altra udienza il 10 novembre. Due imputati alcamesi, un uomo e una donna

0
318

Sono stati convocati davanti al giudice del tribunale di Trapani per giovedì 10 novembre i primi sette testimoni nel processo di un giro di prostituzione, organizzato ad Alcamo, scoperto dai carabinieri di Castellammare quattro anni fa, dopo la denuncia di una giovane donna che rifiutò di entrare nel giro. Complessivamente sono una quarantina le persone, informate sui fatti, chiamate a deporre. Tra i primi, giovedì 10 novembre, alcuni noti professionisti alcamesi, ma la clientela era molto vasta.

Veniva da Palermo, Agrigento e altri comuni vicini ad Alcamo. Il processo entra nel vivo dopo le deposizioni, durante le precedenti udienze, degli ufficiali di polizia giudiziaria che hanno sbobinato le intercettazioni telefoniche. La giovane donna di Castellammare ha confermato davanti ai giudici le accuse nei confronti della casalinga alcamese che le avrebbe proposto facili guadagni se avesse accettato di avere rapporti sessuali con clienti che le avrebbe procurato.

A rincarare la dose anche la mamma della donna, che avrebbe confidato quelle proposte fatte, durante un appuntamento, in un bar di Alcamo Marina. Il processo si sta celebrando con il rito ordinario e vede imputati due alcamesi: una donna e il titolare di una struttura ricettiva imputati di reati inerenti lo sfruttamento della prostituzione.  La donna, una casalinga, difesa dall’avvocato Maurizio Lo Presti, è imputata dei reati di induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.

Il titolare della struttura ricettiva, (assistito dall’avvocato Vito Galbo), deve rispondere solo di favoreggiamento della prostituzione. Dalle intercettazioni è emerso che altre due donne, chiamate a testimoniare, avrebbero accolto la proposta fatta dalla signora alcamese.  Le indagini, scattarono nell’agosto del 2018 dopo che una giovane donna consegnò ai militari la registrazione di due conversazioni durante l’incontro in un bar di Alcamo Marina.

Indagini portate avanti soprattutto con intercettazioni telefoniche e ambientali. Una cimice venne piazzata anche nell’auto della casalinga alcamese. I rapporti sessuali si sarebbero consumati anche all’interno di auto. Costo 250 euro a prestazione.