Un sistema ben congegnato basato su documenti falsi, progetti inesistenti e crediti d’imposta incassati per lavori mai iniziati neppure in parte. È quanto scoperto dalla Guardia di Finanza di Trapani nell’ambito di un’operazione coordinata dalla Procura della Repubblica, che ha portato a due misure cautelari personali e a un sequestro da oltre 3,5 milioni di euro tra crediti fiscali e beni patrimoniali, compresa un’intera azienda ora sotto amministrazione giudiziaria controllata.
Nel mirino degli inquirenti un noto imprenditore trapanese e un geometra, entrambi poco più che quarantenni, ai quali il G.I.P. ha imposto il divieto di esercitare le rispettive professioni. Secondo la ricostruzione investigativa, i due professionisti avrebbero ideato e attuato una frode seriale facendo leva sulla normativa legata al cosiddetto “Bonus Facciate”: in particolare, simulavano l’avvio di lavori di ristrutturazione su immobili e condomìni situati non solo a Trapani, ma anche ad Alcamo e Valderice. I lavori però – come è stato accertato – nella stragrande maggioranza dei casi non erano neanche mai partiti. Eppure, gli indagati riuscivano a incassare o compensare crediti fiscali legati a quei progetti-fantasma, alcuni dei quali ceduti ad altre società.
Un ruolo cruciale lo aveva il geometra: sua era la firma sulle asseverazioni tecniche e i visti di conformità, documenti obbligatori per rendere cedibili i crediti maturati tramite i bonus edilizi. Una firma che, secondo gli investigatori, apriva le porte a milioni di euro di indebiti vantaggi fiscali. Le indagini, tuttora in corso, hanno richiesto mesi di lavoro sul campo: l’analisi incrociata di documenti tecnici, contabili, bancari e catastali ha fatto emergere le numerose incongruenze tra le carte presentate e la realtà effettiva dei cantieri. Si tratta dell’ennesima indagine che accende un faro sulle falle del sistema dei bonus edilizi, pensati per incentivare la riqualificazione del patrimonio immobiliare, ma divenuti terreno fertile per truffe ai danni dello Stato.





