Festa del Crocifisso, pace fatta tra Ceti e Chiesa: a Calatafimi riecco il rito dei cucciddati

I Ceti hanno iniziato le riunioni per programmare una delle manifestazioni più importanti della Sicilia quella del Santissimo Crocifisso che si celebra a Calatafimi Segesta che coinvolge tutta la città e che rappresenta anche un importante momento di promozione turistica mentre tanti migranti tornano per non mancare ad un appuntamento che non si celebra da 14 anni anche per gli alti costi. Gli stessi ceti hanno iniziato a programmare le varie mostre con la ricerca di locali soprattutto in centro. Nella cittadina calatafimese la grande festa non si effettua più dal 2012. Una tradizione lunga ben quattro secoli e mezzo e interrottasi per tutta una serie di motivi. Quello principale la mancanza di accordo all’interno dei Ceti ma soprattutto fra le stesse centenarie associazioni, a cui capo sono posti i ‘cassieri’, e la chiesa. Un’intesa saltata nel 2011 quando l’ex rettore, don Antonio Peraino, venne sostituito da padre Giovanni Mucaria.

La grande festa di Calatafimi , dura tre giornate, due dedicate al corteo e una prettamente agli appuntamenti religiosi. L’ultima volta, nel 2012, i Ceti avrebbero impegnato circa 800.000 euro, la cifra è ufficiosa ma molto vicina alla realtà. Si tratta di somme private messe a disposizione dai ceti, soprattutto da quelli cosiddetti maggiori: Cavallari, massari, maestranze e borgesi del santissimo crocifisso. Una festa quasi interamente autofinanziata con l’appoggio, per quanto possibile, dell’amministrazione comunale e Regione. La cittadina, in occasione del grande evento, viene presa d’assalto da turisti e visitatori provenienti da ogni dove. Tutti se ne tornano con mandorle, confetti e noccioline lanciati dai cavalieri e dai carretti che sfilavano in numero elevatissimo. I cortei sono preceduti dalle prove per consentire ai cavalli, agli enormi buoi, ai carretti e ai muli di provare le strade e le loro pendenze. La festa del Santissimo Crocifisso è una delle feste popolari più antiche d’Italia. Dall’1 al 3 maggio 2026 la città tornerà a celebrare il suo Patrono con il secolare rito dei Ceti e il lancio dei cucciddati. Con l’annuncio ufficiale, il testimone è passato ai dodici Ceti della città. Dalla Maestranza ai Borgesi, dai Massari ai Cavallari, le corporazioni sono già al lavoro insieme alla Chiesa per coordinare una logistica complessa che non si attiva da oltre un decennio.