Fallimento su tutta la linea: La Regione revoca 2,8 milioni di euro per l’ex “Palazzo Vutano” di Alcamo

Ai tempi della speculazione edilizia selvaggia e delle regole calpestate ad Alcamo, una delle capitali dell’abusivismo edilizio ed Alcamo Marina docet,  si costruivano anche palazzi abusivi a nove piani. Insomma senza alcuna autorizzazione sotto gli occhi delle istituzioni dimostratesi assenti mentre dovevano intervenire per far rispettare la legalità.  È il caso dell’ecomostro di via Mistretta, conosciuto anche come palazzo Vutano dal cognome del suo costruttore, riconosciuto dopo anni come abusivo e quindi acquisito dal comune di Alcamo nel suo patrimonio. Un edificio che, per alcuni anni si occupò di assistenza ad anziani al cui interno si verificarono tragedie con la morte di due giovani. Una volta chiuso diventò luogo di ritrovo i tossicodipendenti.

La sua storia ora sembra giunta all’epilogo poiché finisce nel peggiore dei modi la lunga e complessa vicenda relativa alla riqualificazione edilizia urbana del  palazzo Vutano in via Mistretta e di parte del cosiddetto parco Pastore lungo corso Generale dei Medici. Dopo anni di tira e molla, avvio dei lavori e interruzioni, risoluzione di contratti e contenziosi, la Regione mette la parola fine al progetto revocando all’Istituto autonomo case popolari di Trapani il finanziamento di oltre 2,8 milioni di euro concesso nel 2018. Il decreto di revoca è stato firmato ieri  dal dirigente generale del dipartimento per le infrastrutture, Salvatore Lizzio.

Gli interventi avrebbe dovuto portare alla realizzazione di 22 alloggi popolari in via Mistretta e alla riqualificazione della zona in corso Generale dei Medici. Il decreto di revoca del finanziamento segue di qualche mese la delibera  commissariale dello Iacp (datata 7 luglio 2025) di “chiusura operazione e presa d’atto riconsegna immobili” nella quale si prende atto dell’impossibilità di proseguire l’operazione. Inoltre l’Istituto autonomo case popolari dovrà restituire alla Regione i 483 mila euro già erogati. Bisognerà capire, adesso, se e in che modo il progetto potrà essere portato avanti. Cosa succederà ora per quell’ecomostro in stato di abbandono? Rappresenta un pericolo? Sarà abbattuto o resterà come simbolo di abusivismo selvaggio e degrado di un quartiere? Una vicenda che sembra avvalorare la tesi sulle carenze nella progettazione e sui costi oramai lievitati alle stelle rispetto ai circa 3 milioni dell’originario incarico.