Un agguato in piena regola con la vittima designata che non doveva sfuggire ad una esecuzione di tipico stampo mafioso. Il killer o i killer hanno mirato alla testa per avere la certezza che la missione di morte andasse a buon fine. Un agguato che cela tanti misteri sui quali stanno cercando di fare luce gli agenti della squadra mobile e del commissariato di Partinico. I colpi che hanno ucciso Vito La Puma, detto ‘U Surfaru’, di Borgetto nelle campagne di Partinico sono stati tre. Tre sono, infatti, i fori che il medico legale ha riscontrato nella zona della testa e della mandibola del 73enne allevatore. Stava pascolando le pecore in contrada Principe di Mezzavilla ad un chilometro da Borgo Parrini quando qualcuno gli ha teso un agguato. L’uomo indossava abiti da lavoro e gli stivaloni ancora infangati perché il terreno è inzuppato dalle piogge di questi giorni. Solo l’autopsia darà certezza sul tipo di arma utilizzata dall’assassino, dovrebbe però trattarsi di una pistola. Il tipo di foro lasciato è tipico di un’arma a canna corta. Gli agenti della Sezione omicidi della squadra mobile, coordinati dalla Procura della Repubblica, stanno ascoltando una serie di testimoni.
A cominciare dai familiari della vittima che aveva dei precedenti penali per furto e ricettazione. Il contesto in cui è avvenuto il delitto e la dinamica impongono di non tralasciare alcuna pista. Mafia o liti con qualcuno sfociati nell’omicidio? L’omicidio è avvenuto in una zona di aperta campagna al confine con una strada interpoderale. Gli investigatori interrogheranno anche il proprietario del terreno che si trova a parecchia a distanza dall’ovile dove La Puma teneva gli animali. Una cosa è certa: chi ha assassinato il pensionato conosceva le sue abitudini e i suoi movimenti. Lo ha seguito oppure avevano un appuntamento. Il cellulare della vittima potrebbe svelare dei particolari decisivi per le indagini. L’omicidio è avvenuto nella tarda mattina di ieri verso mezzogiorno. Qualcuno conosceva bene le abitudini della vittima e dove era solito andare a pascolare. La Puma da tempo pascolava sempre nella stessa zona, in terreni non suoi. Aveva una cinquantina di pecore. La Puma aveva precedenti per furto, l’ultimo arresto nel 2015 per aver rubato 111 pedane e 16 tombini a un imprenditore edile della zona. In passato era stato anche vittima di un danneggiamento. Gli era stata appiccato il fuoco alla stalla a Borgetto di sua proprietà, 350 balle di fieno andarono completamente distrutte






