Dalle chat al terrore: smantellata rete dei corrieri del crimine. Arrestato un “artificiere” di Trapani

Un sistema invisibile, ma devastante, che sfruttava la rete dei corrieri espressi per inondare l’Italia di droga, armi ed esplosivi ad alto potenziale. È quanto emerso dall’operazione “Last Delivery”, un’imponente azione di polizia giudiziaria coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di L’Aquila e condotta dai Carabinieri della Compagnia di Penne.

L’inchiesta, guidata dal sostituto procuratore Roberta d’Avolio, ha portato all’esecuzione di sette misure cautelari. Gli indagati sono accusati di far parte di un’associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, ma il cuore dell’indagine rivela uno scenario ancora più inquietante: un vero e proprio mercato nero digitale, attivo su chat e siti web, dedicato alla compravendita di esplosivi artigianali e armi da fuoco.

Secondo gli inquirenti, la rete non si limitava a vendere materiale illegale, ma forniva gli strumenti per vere e proprie azioni intimidatorie. Gli ordigni acquistati tramite questo circuito sono stati utilizzati in due gravi episodi di cronaca avvenuti nel 2023: l’attentato ai danni di una frutteria a Formia (20 giugno) e quello contro un centro estetico a Roma (28 luglio).

Per eludere i controlli, l’organizzazione utilizzava un metodo collaudato: spedizioni tramite corrieri standard, indirizzi fittizi, prestanome e utenze telefoniche “ombra”.

L’operazione ha trovato un importante risvolto in Sicilia. A Trapani, i Carabinieri hanno fatto irruzione nell’abitazione di un quarantenne, sospettato di essere uno dei principali fornitori di ordigni. Quello che i militari si sono trovati davanti è stato un vero e proprio laboratorio artigianale di esplosivi.

Grazie al supporto delle unità cinofile e degli artificieri di Trapani, Caltanissetta e Agrigento, sono stati sequestrati:

  • 210 kg di materiale esplosivo (oltre 2.000 ordigni già pronti);
  • 55 kg di polveri chimiche (zolfo, alluminio e perclorato di potassio);
  • Armi, tra cui pistole segnaletiche e carabine, e materiale per il confezionamento.

L’uomo non si limitava alla produzione: disponeva di una postazione informatica dedicata alla commercializzazione dei prodotti in tutta Italia. Per lui si sono aperte le porte del carcere di Trapani con l’accusa di detenzione e fabbricazione illegale di materiale esplodente e possesso di armi.

L’indagine “Last Delivery” mette a nudo la pericolosità dei nuovi mercati illegali digitali, capaci di armare mani criminali attraverso un semplice clic e una spedizione postale.