È arrivata la sentenza del Tribunale per le misure di prevenzione di Trapani: solo una parte del tesoretto dal valore complessivo stimato di un milione di euro, sequestrato nel 2022 a Francesco Domingo – detto “Ciccio Tempesta” – e ai suoi familiari, resta nelle mani dello Stato. Il resto, secondo i giudici, va restituito, perché acquisito lecitamente. La decisione chiude, almeno sul fronte patrimoniale, uno dei capitoli più delicati dell’operazione antimafia “Cutrara”, che nel 2020 ha riportato dietro le sbarre il boss di Castellammare del Golfo. La misura di sorveglianza speciale è stata confermata per Domingo, che la sta scontando in carcere. A lui erano stati ricondotti i beni per cui era scattata la confisca: una ditta dedita alla viticoltura, diversi terreni, fabbricati rurali, un magazzino e due conti correnti. Tutti gli immobili e le attività coinvolte si trovano nel territorio di Castellammare del Golfo.
La Corte ha però accolto in parte i ricorsi presentati dagli avvocati dei familiari: a Giuseppina Mannina, residente a New York – difesa dall’avv. Luigi Pipitone – è stata confermata la confisca di un terreno in contrada Gagliardetta, mentre Annalisa Domingo -assistita dall’avv. Raffaele Bonsignore- si è vista confermare il sequestro di un magazzino. Resta sotto sequestro anche un conto corrente intestato a Vito Domingo, fratello del boss, e un altro allo stesso cointestato con la moglie Chiara Canzoneri, entrambi rappresentati dall’avv. Rosario Vento. Tutti gli altri beni, inizialmente oggetto della misura, sono stati restituiti: terreni, immobili e attività che, secondo i giudici, non hanno alcun legame con la rete mafiosa costruita da Domingo.
A convincere il collegio giudicante è stata la meticolosa ricostruzione patrimoniale degli ultimi quarant’anni prodotta dalla difesa di Francesco Domingo, guidata dall’avvocata Giusy Cataldo, che ha dimostrato l’origine lecita degli investimenti. Le confische, eseguite dai Carabinieri del Comando Provinciale di Trapani nel 2022, erano scaturite dagli accertamenti economico-patrimoniali che avevano rilevato un’apparente sproporzione tra i redditi dichiarati dal boss e il patrimonio a lui formalmente e informalmente riconducibile. L’accusa sosteneva infatti che, pur essendo intestati a terzi, i beni fossero di fatto nella disponibilità di “Tempesta”. La Cassazione valuterà nei prossimi mesi il secondo ricorso presentato, quello cioè contro la condanna a 26 anni inflitta a Domingo per associazione mafiosa, ma la sentenza di oggi segna un punto a favore delle difese sul piano patrimoniale.






