Continuità marittima a rischio in Sicilia: no nuove proroghe. Il Governo Schifani nel mirino

Restano appesi a un filo i collegamenti marittimi integrativi tra la Sicilia e le sue isole minori. A ottobre è infatti scaduta la proroga dell’obbligo di servizio pubblico che assicurava la continuità dei trasporti di merci e passeggeri da e per Eolie, Egadi, Ustica e Pantelleria, gestiti da Caronte&Tourist Isole Minori. Una proroga concessa in extremis dopo che le gare bandite dalla Regione erano andate deserte, ma che, secondo il regolamento europeo, non può essere ulteriormente estesa. Dal Dipartimento regionale ai Trasporti ci si attendeva una soluzione concreta per evitare l’interruzione dei collegamenti, ma finora tutto tace. Solo una convocazione “verbale” della società.

Nel frattempo, Caronte&Tourist ha continuato a garantire le corse anche nel weekend, ma ha già preannunciato ai sindacati la procedura di esubero e licenziamento collettivo, in assenza di un nuovo contratto di affidamento. La politica intanto si muove. La deputata regionale pentastellata Cristina Ciminnisi denuncia la paralisi del governo Schifani e chiede un’audizione urgente in IV Commissione: «Senza una pianificazione stabile si rischia di lasciare isolate intere comunità e mettere in ginocchio decine di famiglie di lavoratori. Serve una strategia chiara, non proroghe dell’ultimo minuto». Sulla stessa linea anche Giuseppe Lombardo di Sud Chiama Nord, che definisce “un palliativo” l’ennesima proroga fino al 2027: «Si procede a colpi di soluzioni temporanee, senza una gara definitiva che dia certezze a imprese, lavoratori e cittadini». Il deputato ha chiesto la convocazione urgente di tutti i soggetti istituzionali, dai vertici regionali ai sindaci delle isole, per evitare il collasso del sistema dei collegamenti marittimi. Dietro le dichiarazioni, però, resta un nodo che si trascina da anni: una Regione incapace di programmare e rispettare i tempi, che si affida alle proroghe come se fossero salvagenti. Ma quando anche i salvagenti finiscono, a restare in balia delle onde sono sempre gli stessi: gli isolani, costretti a contare i giorni e le corse, aspettando che la burocrazia decida se potranno ancora partire o restare.