Confiscati beni per 10 milioni al castelvetranese Becchina, commerciante di opere d’arte

Transitano definitivamente allo Stato i beni sequestrati nel 2017 a Giovanni Franco Becchina, 83 anni castelvetranese, noto commerciante internazionale di opere d’arte e reperti archeologici, coinvolto anche nell’operazione antimafia “Efebo”. Beni per oltre dieci milioni id euro sono stati adesso confiscati dalla DIA, la Direzione Investigativa Antimafia di Trapani, in esecuzione di un decreto emesso dalla Procura di Palermo. Sono stati sottoposti a confisca 2 compendi aziendali, 38 fabbricati, 4 automezzi, 24 terreni, nonché appartamenti ed uffici, molti dei quali facenti parte dello storico settecentesco Palazzo dei Principi Tagliavia-Aragona-Pignatelli di Castelvetrano, attuale residenza della famiglia del mercante d’arte.

Giovanni Franco Becchina, vecchio amico del super-latitante Matteo Messina Denaro che negli anni ‘90 avrebbe anche sostenuto economicamente, in passato era stato titolare di imprese operanti nel territorio siciliano in diversi settori commerciali, tra i quali vendita di cemento, produzione e distribuzione di genere alimentari e olio. Aveva anche dedicato oltre trent’anni della sua vita ad accumulare ricchezze con i proventi del traffico internazionale di reperti, molti dei quali trafugati clandestinamente nel sito archeologico di Selinunte da tombaroli al servizio di Cosa nostra. Il ruolo di Becchina, sarebbe stato infatti quello di custode dei reperti archeologici che altro non erano se non furti da scavi clandestini e depredazione di siti archeologici ritrovati in cinque magazzini a Basilea, in Svizzera, dove l’ottantatreenne si era trasferito nel 1976 a seguito di una procedura fallimentare. Qui aveva aperto una ditta per il commercio di opere d’arte.