La sesta sezione della Corte di Cassazione ha confermato la condanna a tre anni e quattro mesi di reclusione nei confronti di Lucio Giacalone, 69 anni, originario di Mazara del Vallo, ritenuto colpevole di aver appiccato un incendio doloso e, successivamente, di aver simulato un reato per depistare le indagini. La sentenza diventa così definitiva, ponendo fine a un iter giudiziario lungo e complesso che ha ribaltato la decisione di primo grado. I fatti risalgono al 7 agosto 2017, quando nel territorio di Mazara venne dato alle fiamme un mezzo da lavoro, una piattaforma elevabile conosciuta come “ragno”, di proprietà dell’imprenditore edile Michele Tumbiolo.
Quella notte, Giacalone fu trovato dalla polizia ferito a circa 130 metri dal luogo dell’attentato, con due fratture all’anca. Dichiarò di essere stato investito da un’auto pirata, nel tentativo – secondo gli inquirenti – di costruirsi un alibi. La sua versione non convinse gli investigatori, che cominciarono ad approfondire i collegamenti tra l’incendio e la sua presenza sul luogo. Le indagini hanno portato a ritenere che Giacalone avesse un ruolo diretto nell’incendio e che la simulazione dell’incidente fosse finalizzata a coprire il proprio coinvolgimento. La tesi accusatoria si è rafforzata nel corso dei processi, fino alla sentenza della Corte d’Appello di Palermo del 14 novembre 2023, che ha ritenuto false e depistanti le dichiarazioni rese dall’imputato. In primo grado, invece, il Tribunale di Marsala aveva assolto Giacalone il 6 marzo 2023.
Lucio Giacalone è il fratello di Bruno Giacalone, nome già noto alle cronache giudiziarie per essere stato coinvolto nell’operazione antimafia “Annozero” e condannato a 18 anni in primo e secondo grado per associazione mafiosa. Anche la sua posizione è ora al vaglio della Cassazione, che ha annullato con rinvio la precedente sentenza per la rideterminazione della pena. Con la pronuncia della Suprema Corte su Lucio Giacalone, si chiude definitivamente una vicenda che ha suscitato clamore per il contesto in cui è maturata, tra dinamiche imprenditoriali, tentativi di depistaggio e legami familiari con personaggi coinvolti in inchieste di mafia.






