L’ex vice sindaco Pasquale Perricone va ai domiciliari. I giudici del tribunale di Trapani hanno accolto a l’istanza degli avvocati Giuseppe Benenati e Valerio Spigarelli. Perricone ha lasciato il carcere di Pagliarelli dove era recluso dal settembre dello scorso anno per l’operazione antimafia Eirene. E’ accusato di voto di scambio politico mafioso. Vicenda che vede imputato per lo stesso reato l’ex senatore Nino Papania, difeso dagli avvocati Saro Lauria e Vito Di Graziano, anche lui da una decina di giorni ai domiciliari. Il processo è in corso dinanzi ai giudici del Tribunale di Trapani e riguarda anche altri imputati accusati di associazione mafiosa. Tra questi gli alcamesi Francesco Coppola, ritenuto il nuovo capo di cosa nostra alcamese e Giosuè Di Gregorio, ritenuto un elemento vicino alla famiglia mafiosa.
Di Gregorio nell’ultima udienza ha reso dichiarazioni spontanee affermando di “Non avere mai conosciuto Papania. Non l’ho mai incontrato. I mille e 500 euro che mi hanno consegnato sono in parte serviti per una cena elettorale e il resto per uso personale. Perricone l’ho conosciuto in carcere”. Nell’ultima udienza ha deposto l’ ispettore della Squadra mobile di Trapani, Giuseppe Cuciti, uno degli investigatori che ha condotto le indagini che sono partite per cercare di avere una mappa di cosa nostra alcamese. Gli investigatori hanno puntato la loro attenzione su Francesco Coppola ritenuto il nuovo capo di cosa nostra di Alcamo. Allo stato attuale si trova nel carcere di Secondigliano nel reparto del servizio sanitario. Sono state le intercettazioni a dare il via all’operazione Eirene. Il processo riprenderà il prossimo 23 settembre.




