Trecento grammi di cocaina purissima, quaranta di crack, trenta di hashish, strumenti per il confezionamento e per la “basatura”, cioè la trasformazione della cocaina in crack, e persino un listino prezzi delle dosi: è il bottino sequestrato dalla Polizia di Stato in un appartamento popolare di Trapani, nel cuore del quartiere Bronx, trasformato in una vera e propria centrale dello spaccio. A gestirlo tre giovanissimi: due maggiorenni già noti alle forze dell’ordine e un minorenne. L’alloggio, da tempo monitorato dagli investigatori, era diventato un punto di riferimento stabile per assuntori di cocaina e crack provenienti da tutta la città. Decine di clienti, spesso giovanissimi, si recavano lì quotidianamente per acquistare droga, confermando l’esistenza di una rete criminale radicata e ben organizzata. L’operazione è stata il frutto di giorni di appostamenti, osservazioni e pedinamenti nelle piazze di spaccio del quartiere.
Lunedì scorso, le Volanti della Questura e gli investigatori della Squadra Mobile, coadiuvati dai Vigili del Fuoco, hanno fatto irruzione nell’appartamento, sorprendendo i tre ragazzi sul posto e sequestrando l’ingente quantitativo di droga insieme a strumenti e denaro contante, risultato delle attività illecite. All’interno, i poliziotti hanno trovato tutto il necessario per gestire lo spaccio su larga scala: bilancini di precisione, sacchetti per il confezionamento, sostanze chimiche e il “listino prezzi”, che associava un costo preciso a ciascuna dose. L’alloggio non era solo un deposito, ma una vera e propria base operativa da cui coordinare le vendite e attrarre nuovi clienti. Per i due maggiorenni, la Procura della Repubblica di Trapani ha chiesto e ottenuto dal GIP l’applicazione di misure cautelari: uno è finito in carcere, mentre l’altro è agli arresti domiciliari. Per il minorenne, il GIP di Palermo ha convalidato l’arresto e disposto la custodia presso l’Istituto penitenziario minorile. L’arresto dei tre giovani sottolinea la complessità del fenomeno: il mercato della droga a Trapani ormai si serve sistematicamente di giovanissimi e minorenni, che non solo consumano, ma talvolta gestiscono parte delle operazioni, un segnale della necessità di politiche preventive e educative per contrastare l’ingresso dei giovani nella rete della criminalità organizzata.






