Cemento depotenziato al porto di Balestrate

    I Carabinieri del Gruppo di Monreale, a conclusione dell’attività investigativa “BENNY 2”, condotta dalla Compagnia  di Partinico e dal Nucleo Investigativo di Monreale, hanno eseguito 7 misure cautelari degli arresti domiciliari, emesse dal Tribunale di Palermo – Sezione G.I.P. su richiesta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo (Procuratore Capo Francesco Messineo, Francesco Del Bene, Sergio De Montis, Lia Sava ) nei confronti di altrettanti soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di frode in pubbliche forniture, truffa, falso materiale ed ideologico.

    I reati sono relativi alla costruzione del porto di Balestrate ove è stato constatato l’impiego di  calcestruzzo di qualità differente ed inferiore ai valori di resistenza a compressione fissati dalla legislazione tecnica sulle costruzioni, in difformità a quanto stabilito ed indicato nei capitolati di appalto e nel progetto.

    L’attività investigativa è la prosecuzione dell’indagine “Benny”, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, che nel 2009 consentì ai carabinieri della Compagnia di Partinico di arrestare 4 imprenditori operanti nel settore della produzione e trasporto di calcestruzzo che erano prestanome di Benedetto Valenza, anch’egli tratto in arresto nel corso della medesima operazione (art. 12 quinquies). Quale ulteriore prosecuzione di tale attività, vennero avviati accertamenti per riscontrare condotte illecite poste in essere, a vario titolo, dagli  odierni indagati in merito alla qualità del calcestruzzo utilizzato per la realizzazione del porto e di altre opere pubbliche.

    Nel proseguo dell’attività d’indagine, infatti, la Procura di Palermo aveva incaricato due consulenti di svolgere indagini tecniche per verificare la corretta esecuzione dei lavori di costruzione del porto di Balestrate cui Benedetto Valenza aveva partecipato con la ditta “Camilli Flora”, a lui riconducibile e già oggetto di sequestro nella precedente operazione dei carabinieri. L’esito della consulenza, integrato da ulteriori acquisizioni investigative da parte dei Carabinieri della Compagnia di Partinico, ha consentito di acquisire diversi elementi nei confronti delle persone sotto elencate:

     

    · Leonardo Tallo, ingegnere dell’ufficio del Genio Civile Opere Marittime di Palermo che ha in fase di esecuzione dei lavori assunto l’incarico di direttore degli stessi. Il medesimo è ritenuto responsabile di aver attestato falsamente, nei certificati di stato di avanzamento dei lavori, che i conglomerati utilizzati erano di volume inferiore a quello effettivamente fornito dalla ditta; di avere omesso di esercitare la sua funzione di controllo per conto della committenza pubblica al fine di garantire l’esecuzione dei lavori a regola d’arte;

    · Antonino Turriciano, Assistente del Direttore dei Lavori. Il medesimo è ritenuto responsabile di aver formato falsi verbali di prelievo di calcestruzzo prodotto dall’impresa fornitrice;

    · Pietro Sacco , Assistente del Direttore dei Lavori. Il medesimo è ritenuto responsabile di aver formato falsi verbali di prelievo di calcestruzzo prodotto dall’impresa fornitrice;

    · Giuseppe Jaforte, Giovanni Battista Rubino , membri della commissione collaudo statico nominati dall’Assessorato Regionale del Turismo, delle Comunicazioni e dei Trasporti. I medesimi sono ritenuti responsabili di aver formato un falso certificato di collaudo statico delle strutture in conglomerato cementizio armato relative ai lavori di completamento del porto di Balestrate, nel quale attestavano falsamente che i risultati delle prove eseguite sui conglomerati cementizi in opera erano positivi e che la realizzazione delle strutture era conforme al progetto esecutivo autorizzato e, per l’effetto, certificavano la collaudabilità delle opere, circostanza, questa, non conforme al vero, risultando  che le suddette strutture, alla luce della normativa tecnica di riferimento all’epoca vigente, non potevano essere collaudati con esito positivo. I predetti, inoltre, in concorso tra loro, nelle qualità di componenti la commissione di collaudo tecnico-amministrativo, inducevano in errore gli altri membri della predetta commissione  di collaudo, facendo loro formare un falso certificato di collaudo tecnico – amministrativo nella parte in cui tale atto, recepiva il falso attestato di collaudo statico.

    · Filippo Grancagnolo , capocantiere. Il medesimo è ritenuto responsabile di aver  eseguito un numero inferiore di prelievi di calcestruzzo in corso d’opera rispetto a quanto previsto dalla normativa vigente; nell’avere utilizzato falsi provini di calcestruzzo, non rappresentativi del calcestruzzo scadente impiegato, al fine di superare il controllo di accettazione; nella redazione di falsi conti finali in cui si contabilizza calcestruzzo con la classe di resistenza prevista nel capitolato di appalto a fronte di un calcestruzzo fornito con caratteristiche inferiori e difformi da quella previste nel progetto.

    ·  Benedetto Valenza , invece, quale gestore di fatto dell’impianto di produzione di calcestruzzo “Camilli Flora” di Borgetto, è ritenuto responsabile di frode nell’esecuzione del contratto di fornitura di cemento per la esecuzione dell’opera sopra indicata, impiegando calcestruzzo di qualità differente ed inferiore rispetto a quanto concordato ed indicato nei capitolati di appalto, generale e speciale, e nel progetto, nonché utilizzando calcestruzzo inferiore ai valori di resistenza a compressione fissati dalla legislazione tecnica sulle costruzioni all’epoca vigente.

     

    CENNI SUL PORTO DI BALESTRATE

    L’idea di costruire il porto nel comune di Balestrate, intesa come scogliera foranea, risale al 1956. In data 26/10/1998 veniva inserito nel P.O.P. 94/99 Mis. 2.2. “Interventi per lo sviluppo turistico” il progetto esecutivo per la realizzazione del citato porto, cantierabile e realizzabile in 18 mesi.

    L’opera è stata compiuta con il finanziamento dell’Assessorato Regionale Turismo Comunicazioni e Trasporti, per un importo complessivo ridotto di € 9.748.244,11 di cui € 8.918.642,57 per Lavori a Base d’Asta, € 178.372,85 per Oneri di Sicurezza ed € 651.228,69 per Somme a Disposizione dell’Amministrazione. Il complesso strutturale è stato realizzato a seguito del progetto dell’Ufficio del Genio Civile Opere Marittime di Palermo.

    L’impresa appaltatrice è stata l’IRA COSTRUZIONI S.r.l. a seguito della cessione di un ramo d’azienda dell’Ira Costruzioni Generali S.r.l., il CONSORZIO STABILE INFRASTRUTTURE è subentrato all’appalto dei lavori in argomento, ma in definitiva i lavori vengono eseguiti dalla MEDITERRANEO S.C.A.R.L..

    Il Consorzio Stabile Infrastrutture, subentrante nell’appalto, richiedeva al Provveditorato Interregionale Opere Pubbliche  Sicilia/Calabria – Ufficio 9° Opere Marittime Sicilia – di Palermo l’autorizzazione di avvalersi della ditta “Camilli Flora” per la fornitura di calcestruzzo occorrente per l’esecuzione dei lavori. Il Provveditorato, esaminata  la documentazione trasmessa dalla “Camilli Flora” e valutato che la fornitura rientrava tra quelle previste dal contratto di appalto, concedeva la richiesta autorizzazione.

    I lavori in esame, consegnati alla ditta appaltatrice nel maggio del 2004, sono stati ultimati nel maggio del 2008.

     

    CENNI BIOGRAFICI

    Benedetto Valenza, imprenditore di Borgetto nel settore della produzione e fornitura di calcestruzzo, è figlio di Salvatore e nipote di Erasmo, esponenti di vertice della famiglia mafiosa di Borgetto nonché vittime, il 21.04.1983, di lupara bianca poiché uomini d’onore legati al gruppo di Gaetano Badalamenti.

    L’arrestato è già stato processato ed assolto ai sensi del II comma dell’art. 530 c.p.p. per il delitto di cui all’art. 416 bis c.p. con sentenza definitiva della V Sezione del Tribunale di Palermo in data 6.5.2000.

    Nuovamente tratto in arresto in data 15.4.2005 per 416 bis e tentata estorsione nell’ambito dell’operazione “Terra Bruciata”, Valenza è stato nuovamente assolto con sentenza emessa in data 27 ottobre 2007 dalla IV Sezione del Tribunale di Palermo, avverso la quale il P.M. ha presentato appello.

    Le due sentenze pur assolvendo di fatto l’imprenditore dai reati ascritti consacravano però la sua costante vicinanza alla locale consorteria mafiosa capeggiata dalla famiglia Vitale tanto che, nel 2001, era possibile confiscarne l’impero industriale.

    Infatti in considerazione dell’autonomia fra procedimento di prevenzione e processo penale, il Tribunale di Palermo – Sezione Misure di Prevenzione in data 17 luglio 2001 applicava a Valenza la misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel Comune di Borgetto per la durata di 3 anni, nonché disponeva la confisca, oltre che di numerosi appezzamenti di terreno e di beni immobili e mobili registrati, anche di 5 imprese operanti nel settore della produzione del calcestruzzo e dell’edilizia.

    Invero il Tribunale evidenziava che “il sistema utilizzato per la rappresentazione delle operazioni di incasso e pagamento, oltre che assolutamente inadeguato sotto il profilo ragionieristico-contabile, sia stato preordinato ad occultare i movimenti finanziari della società, in funzione di operazioni illecite di riciclaggio o, comunque, dirette a stornare in favore di personaggi mafiosi risorse economiche acquisite illecitamente grazie alla loro copertura”.

    La Corte di Appello di Palermo-Sezione per le Misure di Prevenzione-, nel confermare in data 18.7.2002 il provvedimento del Tribunale, precisava che “l’attività imprenditoriale di Valenza dai primi anni ’90 ha avuto modo di crescere e svilupparsi con il sostegno dei fratelli Vito e Leonardo Vitale, ed in particolare per l’illecito loro intervento nei confronti di imprenditori, che operavano nella zona di loro influenza, affinché si rifornissero dei materiali loro occorrenti dagli stabilimenti del preposto”.

    Secondo il Tribunale quindi Valenza si collocava in quella  zona d’ombra tra imprenditoria e mafia che di certo gli permetteva di allargare a dismisura la sua fetta di mercato nello specifico settore.

    E’ stato accertato dunque che Valenza Benedetto sia stato negli anni ‘90 l’imprenditore di riferimento nella produzione di calcestruzzi delle famiglie mafiose dei Valenza e dei Brusca e che le sue imprese siano state agevolate nel libero mercato, raggiungendo una posizione di monopolio, grazie alla protezione di Cosa Nostra.

     

    INDAGINE BENNY (GIUGNO 2009)

    Il 04 giugno 2009, in Partinico, Borgetto, Balestrate, Capaci, Alcamo, Castelvetrano e Marsala i Carabinieri del Gruppo di Monreale, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia palermitana, avevano eseguito 4 ordinanze di custodia cautelare in carcere, con contestuale sequestro di 5 impianti di calcestruzzo e 1 società di trasporto merci, per un valore complessivo di circa 20 milioni di euro, riconducibili a Valenza. L’attività investigativa aveva permesso di constatare che questi:

    · nonostante la confisca del proprio impero aziendale avvenuta nel 2001 con sentenza del Tribunale di Palermo – Sezione Misure di Prevenzione, era riuscito a farlo risorgere, utilizzando il più classico degli stratagemmi consistente nella fittizia intestazione di beni e società a terze persone, in qualità di prestanome, ritornando di fatto in tal modo, dopo la scarcerazione (ottobre 2007), a reinserirsi nel settore della produzione e fornitura di calcestruzzo e conglomerati bituminosi;

    · gestiva in toto ben 5 impianti di calcestruzzo e una società di trasporto merci tra le province di Palermo e Trapani.

    Per effetto di tali elementi Benedetto Valenza è stato condannato il 28 settembre 2009, a seguito di celebrazione del giudizio abbreviato, alla pena di anni 4 di reclusione, confermata in sede di appello in data 24.9.2010, nonché è stato disposto il sequestro di diversi impianti di produzione di calcestruzzo nella disponibilità di Valenza.