Castellammare, Playa: progetto arenato per anni, l’incarico tecnico fallisce e i finanziamenti Regione tremano

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Castellammare del Golfo prova a rimettere in moto il progetto di ripascimento della spiaggia Playa, dopo tre anni trascorsi tra incarichi rimasti sulla carta, scadenze disattese e un procedimento che oggi si ritrova a ripartire da zero. È l’epilogo di una vicenda che espone criticità amministrative, responsabilità e, soprattutto, un rischio concreto: perdere i finanziamenti regionali già stanziati. La ricostruzione parte dal 2022, quando il Comune affida alla ditta GE.CO Srl i rilievi e gli studi ambientali indispensabili per elaborare il progetto esecutivo dell’intervento. Un incarico tecnico da consegnare entro trenta giorni dalla stipula del contratto, avvenuta il 5 maggio 2022. Eppure, da allora, nulla è stato completato. Il Comune sollecita, attende, mantiene fermo l’obiettivo di portare avanti un’opera strategica per la tutela del litorale. Poi, nel 2025, arrivano anche i soldi: la Regione concede il contributo finanziario, ma impone una scadenza perentoria — entro il 31 dicembre 2025 devono essere assunte le obbligazioni giuridicamente vincolanti.

Tradotto: se il Comune non ha in mano il progetto definitivo in tempo utile, il finanziamento svanisce. È a quel punto che la ditta GE.CO comunica ufficialmente la propria impossibilità a completare l’incarico. Un colpo di scena che mette a rischio l’intero iter. E così, per non perdere il contributo regionale, il Comune avvia il recesso unilaterale dal contratto, concedendo all’operatore venti giorni per eventuali osservazioni: nessuna risposta. Resta il nodo delle penali e del mancato adempimento: l’Ente potrebbe rivalersi sull’impresa, come previsto dal contratto. Ma per evitare altre perdite di tempo e soldi pubblici viene proposto un accordo bonario: GE.CO rinuncia a qualsiasi pretesa economica; il Comune rinuncia alla penale. Una transazione extragiudiziale non cancella l’evidente criticità: un incarico essenziale per un’opera pubblica che rimane fermo per tre anni senza essere eseguito.

Ma l’urgenza resta tutta sulle spalle del Comune, che ora deve affidare rapidamente un nuovo incarico per recuperare ciò che non è stato fatto. E la domanda — inevitabile — è una sola: com’è stato possibile che un lavoro con consegna prevista in trenta giorni sia rimasto sospeso per anni, trascinato fino al limite dei termini imposti dalla Regione?