Castellammare del Golfo-Alloggio anziani degli orrori, operatori e ricoverati diventano testimoni

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Sono sul piede di guerra i parenti degli anziani che si trovano ricoverati nella comunità-alloggio degli orrori di Castellammare del Golfo. Sentiti dai carabinieri, che hanno condotto le indagini, hanno manifestato l’intenzione di volersi costituire parte civile al processo che si instaurerà contro i responsabili dei presunti maltrattamenti nei confronti dei ricoverati all’interno della struttura denominata “Rosanna” di via Segesta, da ieri sotto sequestro e che continua a lavorare grazie agli operatori rimasti in servizio e risultati estranei all’indagine. Questi ultimi, insieme ai 15 anziani ricoverati, saranno interrogati nelle prossime ore dal giudice per le indagini preliminari. Le loro testimonianze saranno essenziali, unite ai riscontri avuti dai carabinieri, per inchiodare alle loro responsabilità Rosanna Galatioto, 48 anni, Anna Maria Bosco, 46 anni, Matteo Cerni, 66 anni, tutti e tre di Castellammare del Golfo, e Marianna Rizzo, 31 anni, alcamese. I 4 sono rinchiusi in carcere ed entro i prossimi 5 giorni sapranno se resteranno dietro le sbarre oppure potranno usufruire dei domiciliari. Non è escluso che anche i parenti degli anziani ricoverati nella comunità-alloggio possano essere ascoltati dal Gip. Anche perchè emergono circostanze che potrebbero comunque tornare utili allo sviluppo delle indagini. Ad esempio una delle nipoti della novantenne che era tra le vittime dei maltrattamenti più pesanti, come emerso dalle indagini, rende noti dei particolari agghiaccianti: “Alla mia povera nonna legavano le mani – racconta – e aveva i polsi di colore scuro. Io chiedevo agli operatori il perchè e loro mi rispondevano che era l’effetto degli aghi della flebo”. La pagina facebook della comunità-alloggio e le pagine personali dei 4 arrestati sono stracolme di insulti di ogni tipo. Le immagini riprese dai carabinieri con le telecamere nascoste d’altronde danno poco spazio ad altre interpretazioni. La novantenne in particolare si vede strattonata per i capelli e la schiena, schiaffeggiata, legata ad una sedia e ad un letto. Violenze che si perpetravano ogni giorno come hanno potuto appurare gli inquirenti. Galatioto, Bosco, Cerni e Rizzo devono rispondere delle accuse di sequestro di persona aggravato in concorso, violenza privata pluriaggravata continuata in concorso e maltrattamenti aggravati contro familiari e conviventi in concorso. Un caso che ha destato clamore mediatico e sconcerto al punto che anche a livello istituzionale si vogliono prendere delle contromisure: “Nei prossimi giorni – dichiara il consigliere comunale, Andrea Maggio, che sostiene il governo cittadino – presenterò una proposta o una mozione al sindaco Nicolò Coppola e per conoscenza anche al neo Presidente della Regione Nello Musumeci per rendere obbligatori per legge le telecamere nelle case di cura e negli asili di Castellammare e anche nell’intero territorio siciliano”. “Il ministero della Salute – aggiunge il segretario nazionale Codacons, Francesco Tanasi – deve intervenire sia effettuando ispezioni a tappeto nelle case di cura e raccogliendo le segnalazioni dei pazienti e dei loro familiari, sia installando telecamere di videosorveglianza per prevenire episodi di violenza come quello di Castellamare del Golfo”. Non è dello stesso avviso l’Aupi, l’associazione unitaria psicologici italiani: “Le telecamere – afferma il segretario generale Mario Sellini – non sono la soluzione a un problema ancora più grande. Serve prevenzione. La figura dello psicologo in contesti così complessi, dove anche lo stress è elevato, sarebbe decisiva”.