La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna a un anno di reclusione che era stata inflitta nei precedenti gradi di giudizio per il reato di false informazioni al pubblico ministero. Si chiude così definitivamente il capitolo giudiziario riguardante Maria Angioni, l’ex pubblico ministero che coordinò le prime indagini sulla scomparsa di Denise Pipitone a Mazara del Vallo. La decisione della Sesta Sezione penale della Suprema Corte mette la parola fine a una vicenda iniziata nel 2021. Maria Angioni, oggi magistrato in pensione, era finita sotto processo in seguito ad alcune dichiarazioni televisive e dichiarazioni rese ai colleghi di Marsala, nelle quali denunciava presunti depistaggi e gravi falle nelle indagini condotte nel 2004, subito dopo il sequestro della bambina. Secondo l’accusa originaria, l’ex pm avrebbe mentito denunciando fughe di notizie e inefficienze della polizia giudiziaria che, a suo dire, avrebbero compromesso il ritrovamento di Denise. In primo e secondo grado, i giudici avevano ritenuto quelle accuse infondate e calunniose, condannandola a un anno con pena sospesa. Oggi, il ribaltamento totale. Gli ermellini hanno accolto il ricorso della difesa, disponendo l’annullamento senza rinvio. Sebbene si debba attendere il deposito delle motivazioni, la difesa ha sempre sostenuto la buona fede della dottoressa Angioni, basata sulla ricostruzione di fatti realmente accaduti durante la sua gestione dell’inchiesta e sulla legittimità della critica all’operato inquirente. L’assoluzione definitiva di Maria Angioni sposta nuovamente il focus sulla complessa rete di ombre che, da oltre vent’anni, avvolge la scomparsa di Denise Pipitone, un caso che resta a oggi senza colpevoli e privo di una verità giudiziaria definitiva.






