Immobilizzato a terra, le ali ripiegate e lo sguardo spaesato: così è stato trovato nelle prime ore di domenica scorsa un giovane grifone euroasiatico in località Volpara a Marsala. Alcuni volontari del WWF lo avevano avvistato e fatto la segnalazione ai Carabinieri Forestali del Centro Anticrimine Natura di Trapani. I militari hanno ritrovato il giovane esemplare, incapace di prendere il volo, che versava in condizioni critiche, probabilmente a causa di un avvelenamento. Una scena che restituisce, ancora una volta, la fragilità di una specie che in Italia ha rischiato l’estinzione e che oggi sopravvive grazie a decenni di programmi di tutela. L’intervento tempestivo dell’Arma, supportata dai volontari, ha permesso di stabilizzare l’animale e trasferirlo immediatamente al Centro Recupero Fauna Selvatica di Ficuzza, dove i veterinari stanno lavorando per salvarlo e, se possibile, reimmetterlo in natura. Il Gyps fulvus, con un’apertura alare che supera i 2,5 metri, è uno dei giganti del cielo europeo: un avvoltoio necrofago, essenziale per l’equilibrio degli ecosistemi perché provvede al naturale smaltimento delle carcasse. Proprio questa sua dieta lo rende però vulnerabile agli avvelenamenti, spesso legati all’uso illecito di esche tossiche, pratica purtroppo ancora diffusa e tra le principali cause di mortalità per la specie. L’episodio apre un’ennesima finestra sulla piaga degli avvelenamenti nella Sicilia occidentale, dove periodicamente emergono casi sospetti che mettono a repentaglio anni di lavoro per la conservazione degli avvoltoi. Dietro ogni esca tossica c’è un gesto deliberato, e le indagini serviranno ora a individuare eventuali responsabilità. In attesa degli esiti, resta l’immagine del grifone in gabbia simbolo di una biodiversità che prova a resistere nonostante tutto.






