Bonventre rilancia e conferma dimissioni solo a percorso giudiziario concluso

di Antonio Pignatiello

 

Non si placa affatto la polemica politica ad Alcamo, anche se esistono divisioni di vedute e d’intenti sia all’opposizione che nella maggioranza rispetto a pochi giorni fa, per l’inchiesta portata avanti dalla procura di Trapani sul voto di scambio ad Alcamo. L’inchiesta nasce dall’atto intimidatorio subito dall’allora Senatore Nino Papania alla propria segreteria durante le imminenti candidature a Sindaco della città. Candidatura che per il centro sinistra, per il dopo Scala-Ferrara, sarebbe spettata a Papania ma poi probabilmente proprio a causa di quell’atto intimidatorio fece recedere il senatore dal candidarsi. Si candidò così Sebastiano Bonventre che si ritrovò ad avere una forte opposizione inaspettata da un gruppo politico appena nato, ABC con il proprio candidato Niclo Solina, Avvocato e già consigliere comunale della Rete di Leoluca orlando dopo il ’93, gruppo molto eterogeneo al proprio interno sia politicamente che socialmente, che alla fine prima andò al ballottaggio con bonventre eliminando dalla corsa candidati del calibro di Mimmo Turano, figlio dell’ex Sindaco democristiano degli anni ’80 Vito, ed ex Presidente della Provincia oltre che di nuovo, rieletto, parlamentare regionale dell’UDC, Francesca De Luca, per il Centro Destra, già funzionario regionale dell’Azienda Foreste in Sicilia, Francesco Orlando, più volte consigliere comunale, assessore ad Alcamo e consigliere provinciale. Al ballottaggio Bonventre vinse con 39 voti appena di scarto. Campagna elettorale dura, piena di polemiche e scontri verbali e politici che condusse al ricorso con richiesta di conteggio e controllo dei voti da parte dello sconfitto che i Giudici Amministrativi hano respinto.

 

Intanto le indagini andavano avanti e pochi mesi la procura di Trapani, con le indagini coordinate dal Sostituto Rossana Penna, ha portato prima all’arresto di tre persone accusate a vario di titolo di aver commesso l’atto intimidatorio per delle ipotizzate richieste non soddisfatte di assunzione all’Aimeri da parte dello stesso Papania che ha negato e rimane fino aquesto momento parte lesa nell’inchiesta. Poi successivamente quattro avvisi di garanzia con l’ipotesi di compravendita di voti in favore di Sebastiano Bonventre appoggiato politicamente dal PD di cui l’esponente di punta ad Alcamo è proprio Nino Papania. Da lì il putiferio. ABC che chiede le dimissioni in un lunedi infuocato di prima estate con Bonventre che nel primo pomeriggio da le dimissioni comunicandole anche al Prefetto e alla Stampa per poi ritirarle in serata con l’approvazione del consiglio comunale praticamente unito tranne i tre di ABC. Bonventre che rimane Sindaco dopo che aveva iniziato un rimpasto che ha ricevuto non poche polemiche anche all’interno della sua stessa maggioranza, non ultima la fuoriuscita di Patto per Alcamo e l’entrata di esponenti vicini all’UDC e al PDL che, ufficialmente invece, come segreterie politiche, rimangono fuori dalla giunta. Tre assessori che vanno fuori e tre che entrano, consiglieri del Patto che abbandonano Bonventre e consiglieri dell’UDC e PDL, a titolo personale hanno detto, che lo appoggiano finchè bonventre incassa l’appoggio ufficiale anche di Ignazio Caldarella. Devono arrivare milioni di euro, dicono all’amministrazione, e l’arrivo del commissario potrebbe farli perdere. L’opposizione non la pensa così. I milioni sono tanti, 43 milioni si dice, ora recentemente sarebbero scesi a 31 sempre da dichiarazioni politiche amministrative ma l’anno scorso erano stati anunciati lavori per 91 milioni di Euro.

 

Restando sindaco Bonventre rilancia e fa sapere che rimane Sindaco ma può dimettersi in qualsiasi momento nel momento in cui la magistratura accerterebbe le responsabilità non solo personali ma anche politiche e quindi da a intendere di aspettare i tre gradi di giudizio del processo. La Procura intanto ha chiesto il rinvio a giudizio di tutti e sette gli inquisiti e arriva l’altra notizia e cioè che anche dei consiglieri comunali della maggioranza sarebbero sotto inchiesta sempre per l’ipotesi di voto di scambio. Riscoppiano le polemiche e ritorna Bonventre a confermare, in Consiglio Comunale, che resterà ma può dimettersi in qualsiasi momento appena la magistratura, come già detto pochi giorni prima, accerterà le responsabilità. Le associazioni si riuniscono in una riunione aperta organizzata da Modi, una quindicina tra Libera, Modi, ABC, Cinque Stelle, Big bang, secondo gli stessi organizzatori, e decidono di emettere un comunicato chiedendo al Sindaco un “forte segnale di discontinuità, senza aspettare gli esiti finali dell’intero iter giudiziario”. Che in parole povere significa che dovrebbe dimettersi subito, poi le eventuali precisazioni pervenute che le parole precise di richiesta di dimissioni non vengono dette lascia volendo il tempo che trova perchè chiunque sa leggere i significati delle parole non propriamente espressi in riferimento alle dichiarazioni di Bonventre sule sue eventuali dimissioni. Forse significa che non tutti sono sulla stessa linea nella richiesta di dimissioni e la riunione ha così deciso che sarà emesso un manifesto ufficiale. Arrivano le critiche pesanti anche del parlamentare regionale dell’UDC Mimmo Turano che parla di fallimento della giunta che Bonventre respinge in una intervista. Poi di colpo in questi giorni la vittoria alla Corte Costituzionale dei Comuni, tutti, tra cui anche Alcamo dunque, sulla possiiblità di spesa per il patto di Stabilità e significherebbero, a partire dall’anno prossimo, dai 6 agli 11 milioni di Euro da poter spendere. Intanto l’inchiesta inquirente va avanti così come l’iter giudiziario in una crisi imperante non solo economica ma anche sociale e politica e non solo ovviamente ad Alcamo.