Due condanne e una assoluzione sono state chieste dal pubblico ministero nel processo che si celebra davanti ai giudici del tribunale di Trapani che vede inputati marito, moglie e suocera, tutti e tre di Alcamo. Sette anni e mezzo sono stati chiesti per Carlo Cammisa, figura nota anche per essere stato assessore provinciale di Forza Italia nel 2008 nella giunta presieduta da Tonino D’Alì. Tre anni e 5 mesi chiesti per la moglie Loredana Impellizzeri e assoluzione per la suocera Liboria Dattolo, accusata solo di avere distratto dal fallimento una Fiat Panda. Marito e moglie sono accusati di bancarotta fraudolenta e per avere distratto denaro e beni. Per gli stessi reati era stato indagato l’imprenditore Giuseppe Impellizzeri, concessionario di macchine agricole, suocero di Cammisa, deceduto quattro anni fa.
L’attività di indagine eseguita dal Gruppo di Trapani ha riguardato la società Agricoleasing Srl di Alcamo operante nel settore finanziario che, nel corso della sua ultraventennale attività, ha elargito numerosi finanziamenti a privati ed imprenditori, mediante l’erogazione di prestiti, l’anticipo di fatture attive, l’apertura di credito e la concessione di fidi, nonché la società Bizar Line Srl attiva nel settore industriale, (produzione di metalli), sempre di Alcamo, riconducibili a Cammisa e alla moglie, entrambe dichiarate fallite dal Tribunale di Trapani, rispettivamente il novembre.2016 e maggio 2017. I provvedimenti scattarono nel dicembre di cinque anni fa e la vicenda causò grande scalpore per la notorietà di Cammisa, che tramite la finanziaria Agricoliasing avrebbe intascato i soldi di oltre cento risparmiatori con la promessa del pagamento di alti interessi. Ma alla scadenza presentata la richiesta di restituzione dei soldi, c’è chi avrebbe investito fino a 250 mila euro, da parte degli investitori, la società non è stata in grado di restituirli. Il fallimento delle due società di capitali ha determinato effetti negativi a piccoli imprenditori agricoli, impiegati, pensionati che hanno visto polverizzare i risparmi di una vita, frutto del faticoso lavoro quotidiano.
A conclusione di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Trapani i finanzieri del Comando Provinciale di Trapani eseguirono un decreto di sequestro preventivo di 5 immobili del valore di oltre un milione di euro, nei confronti di Cammisa. In particolare, sono stati distratti dagli attivi fallimentari delle due società circa 5,6 milioni di euro dalle casse sociali. Quattro fabbricati e un terreno dal patrimonio del valore di circa 1,2 milioni di euro, vari beni mobili e tre auto per un valore complessivo di 105 mila euro. La rilevante entità delle somme raccolte, invece di essere utilizzata nell’ambito dell’attività finanziaria normalmente svolta, secondo le indagini, sarebbe stata distratta nel tempo dagli indagati, attraverso escamotage contabili.






