Ad Alcamo ieri mattina sembra sia scoppiata un’epidemia improvvisa non meglio precisata e che ha avuto come bersaglio solo alcuni adolescenti: un virus molto selettivo quello che è riuscito a penetrare solo al liceo Vito Fazio Allmayer. Una raffica di certificati medici infatti sono pervenuti all’apertura della scuola ieri mattina, casualmente proprio mentre un nutrito gruppo di studenti scendeva in strada per protestare contro una decisione della dirigente scolastica Vincenza Mione. La “febbre” da dissenso è esplosa al suono della campanella, quando gli studenti hanno rifiutato di entrare in aula e hanno occupato in massa il viale Europa, creando, secondo l’amministrazione scolastica, disagi al traffico e rendendo necessario l’intervento dei Carabinieri.
Al centro della contestazione, una circolare firmata dalla dirigente pochi giorni fa, che si è resa necessaria dopo che i collaboratori scolastici avevano segnalato un via vai continuo dai bagni durante le ore di lezione, spesso e volentieri con ‘soste’ prolungate non giustificate. Il nuovo regolamento stabilisce quindi che i servizi igienici restino aperti durante gli intervalli — al plurale, perché sono due al giorno, ogni ora e mezza circa — e che i docenti vigilino sugli spostamenti degli alunni, consentendo l’uscita solo in casi motivati. Una misura di ordine interno che però molti studenti hanno vissuto come una limitazione della libertà personale.
La protesta, amplificata dai social e da un diffuso passaparola, è rapidamente degenerata in una giornata di assenze di massa, tra chi era in strada e chi ha presentato certificato medico, probabilmente con la compiacenza delle famiglie. Dopo il clamore, la dirigente ha risposto con una nuova circolare, emessa nel pomeriggio: due giorni di sospensione con obbligo di frequenza per gli studenti assenti nella giornata di ieri e un compito di Educazione civica per riflettere sul significato del diritto di sciopero e sull’importanza del rispetto delle regole condivise. Un richiamo che suona come una un invito a trasformare la protesta in occasione di crescita. Perché sì, scioperare — anche senza sapere bene perché — potrebbe essere considerato un rito di passaggio per tante generazioni, ma resta soprattutto un diritto dei cittadini che richiede consapevolezza e rispetto.
Dal canto loro gli studenti, che non hanno ancora ufficialmente voluto, tramite la rappresentanza scolastica, rilasciare alcuna dichiarazione, lamentano l’esiguo numero di bagni messi a loro disposizione poiché, come riferito da alcuni studenti e genitori alla nostra redazione, molti sono rotti e quindi inaccessibili.






