All’ARS vince la ‘tagliola’,  bocciata la norma sui fondi all’editoria

Una giornata di tensione e voti segreti, muscoli parlamentari e spaccature improvvise. Ieri all’Assemblea Regionale Siciliana è andata in scena una seduta che resterà impressa non solo per l’approvazione di articoli chiave della manovra estiva, ma per un clima politico in cui la forma ha ancora una volta prevalso sulla sostanza. E, paradossalmente, a cadere sotto i colpi della tagliola è stata una norma tecnica, ponderata, largamente condivisa: quella sui fondi all’editoria con 37 voti contrari e 30 favorevoli, facendo un calcolo veloce un deputato su 4 della maggioranza ha votato contro. Una norma non ideologica ma costruita su basi tecniche, una norma fortemente voluta dal governo Schifani, che prevedeva la costituzione di una sezione del Fondo Sicilia, specializzata per le imprese del settore dell’informazione, del valore di tre milioni di euro.

La norma, come modificata, prevedeva che a beneficiare dei contributi siano le imprese con almeno due giornalisti contrattualizzati. La Commissione di Bilancio aveva detto sì, ma all’Ars la norma non è passata. Un comma aggiuntivo, del valore di un milione, prevedeva un contributo anche per gli editori librari allo scopo di sostenere la cultura della lettura in Sicilia. Eppure, è stata proprio questa misura a essere silurata — forse perché troppo “neutra” per reggere il clima da guerra fredda che si respira a Sala d’Ercole. Con la tagliola approvata, l’esame degli articoli va avanti a ritmi serrati, non c’è tempo di discutere. E il voto segreto, ancora una volta, si rivela il rifugio perfetto per chi vuole colpire senza esporsi. E la norma cade, come una vittima collaterale. Non per dissenso sul merito, non per divergenze politiche, ma per il logoramento di un metodo di lavoro in cui il sospetto ha la meglio sul confronto, il posizionamento vale più del contenuto, e i voti si consumano dietro le quinte. L’informazione, quella professionale, libera e sostenibile, rimane ancora una volta senza una legge di riferimento. E in Sicilia, dove la crisi editoriale ha messo in ginocchio decine di testate locali, questo silenzio pesa.