Alcamo: tasse all’insù, nessuna diminuzione

Tartassati con una finanza pubblica che non lascia intravedere nulla di positivo. Ad Alcamo quando si scandagliano i conti dell’ente locale c’è poco da stare allegri. Almeno se la visuale è quella del cittadino. Al di là degli impegni formali della politica le prospettive di diminuire la pressione fiscale non sembrano affatto esserci. E si scopre che addirittura la spesa per il personale è cresciuta dal 2012 al 2013 dell’1 per cento così come l’intera spesa corrente che addirittura sale del 4 per cento. In pratica ad Alcamo anziché imboccare la via della spending review per contrastare i costi fissi legati ai pagamenti di personale in servizio e altri costi di gestione per la funzionalità degli uffici, si intraprende la strada di un ulteriore aumento dei costi. E siccome all’incirca la metà delle spese in bilancio è costituita proprio dal capitolo delle spese correnti, si intuisce che difficilmente l’amministrazione comunale alcamese sarà in grado di abbassare le imposte per il prossimo anno. Altro che diminuzioni di Tares o di Imu, altro che pensare ad abbassare di qualche millesimo l’imposizione Irpef: per i cittadini alcamesi i tempi che si prospettano sono molto duri. Nel 2013, secondo il bilancio di previsione, le spese correnti sono salite a quasi 38 milioni di euro contro invece le 36,3 accertate nel rendiconto del 2012. Nonostante tutto i revisori dei conti mostrano un certo ottimismo, forse anche troppo: “Sono state assicurate – si legge nella relazione – le esigenze di funzionalità e d’ottimizzazione delle risorse per il miglior funzionamento dei servizi. Non si prevedono riduzione della spesa attraverso il contenimento della dinamica retributiva ed occupazionale del personale. Pur tuttavia si evidenzia che i dati non sono confrontabili in quanto il 2012 è un dato a consuntivo mentre i dati del 2013 sono in termini previsionali. Non si esclude che a consuntivo 2013 si possa raggiungere l’obiettivo della riduzione della spesa”. Entro il 2015 il Comune comunque prevede di snellire sostanziosamente la pianta organica relativamente ai dipendenti. E’ prevista una rimodulazione della dotazione organica dall’attuale numero di 472 unità a 452 e tiene conto dei vincoli disposti per le assunzioni di personale dal mancato rispetto del patto di stabilità. Ora arriva il tasto dolente per i cittadini che riguarda la pressione fiscale. Seppur si è registrata una lieve diminuzione dell’imposizione tra il 2012 e il 2013, c’è stato comunque un netto incremento rispetto al 2011: oggi gli alcamesi devono al Comune 19 milioni e mezzo di euro quando sino a due anni prima l’imposizione fiscale era ferma a 15,8 milioni. In proiezione pensare a un abbassamento dei tributi appare impensabile perché in primo luogo il Comune ha un debito medio per abitante di 188 euro, trend comunque in diminuzione in maniera sostanziosa rispetto agli anni precedenti. Il Collegio dei Revisori dà proiezioni funeste per le finanze locali: “Con le previsioni contenute nello schema di bilancio – scrive nella relazione – l’ente non può conseguire negli anni 2013, 2014 e 2015 gli obiettivi di finanza pubblica”. In pratica si prevede un continuo sforamento del patto di stabilità. Il sindaco Sebastiano Bonventre allarga le braccia e individua il problema nella riduzione continua dei trasferimenti

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