Sigilli all’impero dei Niceta

La rete si va facendo sempre più smagliata. Attorno al boss latitante Matteo Messina Denaro oramai è terra bruciata. Uno dei suoi più imponenti fiancheggiatori, il noto imprenditore palermitano Massimo Niceta, è stato scoperto. A lui, rampollo di una dinastia di imprenditori che in Sicilia hanno realizzato catene di grandi negozi di abbigliamento che riportano come marchio di fabbrica proprio Niceta, il tribunale Misure di prevenzione di Palermo ha praticamente sottratto il suo impero: è scattata infatti una maxiconfisca. Carabinieri e finanzieri hanno messo i sigilli a 11 società che si occupano della gestione di negozi di abbigliamento, di gioiellerie, ma anche di un grande patrimonio immobiliare. Il sequestro riguarda 12 fabbricati, 23 terreni, 16 auto e ingenti disponibilità finanziarie. Le verifiche del Ros, del Gico di Palermo e dello Scico, il servizio centrale investigazioni criminalità organizzata della Finanza, sono arrivate a una conclusione: i Niceta avrebbero fatto da prestanome anche a mafiosi di rango dell’entourage di Matteo Messina Denaro. Intercettazioni e pedinamenti hanno sorpreso ad esempio i Niceta in contatto con Francesco Guttadauro, il figlio di Filippo, il cognato di Messina Denaro, nonché suo postino fidato per le comunicazioni con il boss Bernardo Provenzano. Tempo addietro, nell’ambito di una delle tate perquisizioni che furono fatte nei confronti di fiancheggiatori del superboss di Castelvetrano, fu rinvenuto un pizzino in cui c’era scritto: “Carissimo amico mio – scriveva Matteo Messina Denaro al boss Salvatore Lo Piccolo – la ringrazio di avere trovato il tempo di occuparsi della vicenda del mio amico massimo”. Alla luce di successive indagini l’amico di cui parla Messina Denaro era proprio Niceta. Le indagini dei carabinieri del Ros e della Guardia di finanza dicono che i Niceta , vale a dire il padre Mario e i figli Massimo, Piero e Olimpia ,  sarebbero da anni in affari con il gotha di Cosa nostra. E per questa ragione, il loro impero è stato sequestrato. Secondo la ricostruzione del pm Pierangelo Padova, gli imprenditori Niceta avrebbero gestito nel centro commerciale “Belicittà” di Castelvetrano due negozi del boss Filippo Guttadauro. I Niceta avrebbero avuto anche un altro referente: Giuseppe Guttadauro, il fratello di Filippo, lo storico capomafia di Brancaccio, ex aiuto primario dell’ospedale Civico di Palermo, che riceveva nel suo studio politici e professionisti della città bene. Lui e suo figlio Francesco avevano rapporti con Massimo Niceta. Lo dice la sentenza che ha condannato Guttadauro. Il sequestro riguarda: il 50 per cento della Niceta srl, l’80 per cento della Pro. se. Co. promozioni servizi commerciali srl, la Pvp di Mario Niceta e c. sas, la Coni distribuzioni srl, la Csc gestione servizi commerciali srl, la Nic. imm. srl, la Nico srl, la Ni. bor srl, la Si. pa srl, la So. com. società commerciale srl, la Pmb fashion srl, la Ni. ag srl, la Olimpia srl, la Mides immobiliare srl, la Mides managment srl e infine il 50 per cento della la Yachting club Terrasini srl.