Alcamo, omicidio Coraci. Ricorso in Cassazione dei fratelli Gatto

Un omicidio maturato negli ambienti dell’uso e dello spaccio di sostanze stupefacenti. Questo il contesto dell’agguato in cui venne gravemente ferito, da due colpi sparati da un fucine a canne mozze, l’alcamese Enrico Coraci, 34 anni,  nella notte del 21 dicembre di tre anni fa. Enrico, morì dopo tre giorni dal ricovero all’ospedale Villa Sofia di Palermo. La famiglia Coraci è assistita dagli avvocati Sebastiano Dara, Antonino Vallone e Bruno Vivona. Le circostanze che portarono all’omicidio ed il movente sono contenute nelle 150 pagine delle motivazioni della sentenza emessa dalla Corte d’appello di Palermo. In carcere finirono, dopo le indagini dei carabinieri di Alcamo che recuperarono anche l’arma del delitto, i fratelli Francesco e Vincenzo Gatto. In primo grado vennero condannati all’ergastolo dal gup del tribunale di Trapani. In appello, nel processo col rito ordinario, inflitti 30 anni di reclusione. I difensori dei fratelli Gatto, Carmelo Carrara, Paolo Paladino e Cinzia Pecoraro, hanno presentato ricorso in Cassazione e in questi giorni è stata fissata l’udienza: il 21 aprile del prossimo anno, davanti ai giudici della Suprema Corte. I giudici d’appello nelle motivazioni scrivono che si è trattato omicidio premeditato scaturito dopo un violento alterco e qualche ceffone nella panineria “La fame chimica” di piazza della Repubblica. A sparare, con un fucile a canne mozze, matricola abrasa, risultato rubato in un’abitazione di Manduria, Comune in provincia di Taranto, è stato Francesco Gatto alla presenza del fratello Vincenzo e di un altro giovane che faceva parte del giro. I giudici della Cassazione esamineranno nell’udienza del 21 aprile del prossimo anno i ricorsi presentati dai difensori dei fratelli Gatto.