Alcamo Marina. Scattano le condanne per la frana del 2009

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Una causa civile durata quasi nove anni. Ieri è arrivata la sentenza per la vicenda legata alla frana sulla “Collina del disonore” di Alcamo Marina. I giudici hanno condannato due proprietari di villini realizzati in cima alla collina al risarcimento dei danni subiti da coloro i quali hanno realizzato a valle case di villeggiatura con regolare concessione edilizia, che non utilizzano da nove anni. Mariano Leale e la moglie Franca Lombardo e il commerciante Vito Abate dovranno risarcire con 62 mila euro Giuseppe Stellino, 95 mila euro per i coniugi Antonino Di Giorgi Girolama Benenati, quasi 48 mila euro per Salvatore Bonì e la moglie Antonina Puma, 34 mila e 797 euro per gli eredi di Maria Antonina Mirrione. Dovranno pagare anche le spese legali che ammontano a circa 30 mila euro. Scrivono i giudici “che la condotta dei convenuti sul fondo sia in dispregio delle norme di legge che impongono il preventivo ottenimento di specifiche autorizzazioni e concessioni. La condotta in dispregio delle buone norme tecniche di costruzione assurge a a causa prima dell’evento”. Cioè il verificarsi della frana. “Né risulta mai segnalati – scrivono ancora i giudici – al Comune smottamenti o problemi similari sul costone poi profanato si dà consentire all’Ente di intervenire”. E per tale motivo il Comune non ha subito alcuna condanna. Ma la vicenda è lungi dall’essersi conclusa poichè proprio in questi giorni il Comune sta notificando ad un gruppo di proprietari di villini sottostanti le abitazioni in cima di provvedere a mettere in sicurezza il costone entro 120 giorni. Nel caso contrario interverrà il Comune e successivamente scaricherà le spese su di loro in caso di mancati interventi di consolidamento. Già un mese fa lo stesso Comune aveva invitato i proprietari dei villini a valle ad individuare “ un professionista specializzato per conoscere le caratteristiche geotecniche e topografiche dei terreni e dei fabbricati di proprietà degli stessi per predisporre le azioni e opere da porre in essere per la messa in sicurezza delle proprietà private e l’eliminazione dei rischi che i consulenti tecnici del tribunale di Trapani, hanno ritenuto sussistenti”. “Ciò legittima –scrive ancora il Comune – il mantenimento dell’interdizione all’utilizzo delle abitazioni anche alla luce dell’ultimo smottamento verificatosi a seguito dei recentissimi eventi atmosferici che lo scorso 5 novembre ha coinvolto la medesima zona”. Ma i proprietari delle abitazioni a valle, che hanno vinto la causa civile, da tempo chiedono la revoca dell’ordinanza di inagibilità emanata nel gennaio 2009 perché non ci sarebbe più alcun pericolo. E in questo senso hanno presentato da quasi un anno una perizia, redatta da un tecnico che escluderebbe pericoli per le loro case. Senza interventi la frana è destinata ad allargarsi e provocare problemi come accaduto nel gennaio 2017 e lo scorso 5 novembre.