Operazione Pionica, chiesto il rinvio a giudizio anche per i fratelli Nicastri

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La Procura della Repubblica di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio per i sedici imputati nell’operazione antimafia denominata “Pionica” dello scorso marzo. I Pubblici Ministeri Carlo Marzella e Gianluca De Leo hanno chiesto il processo per le persone coinvolte fra cui anche il re del vento, Vito Nicastri, alcamese, Le accuse, a vario titolo, sono di associazione mafiosa, estorsione e favoreggiamento nonché intestazione fittizia di beni. L’udienza preliminare è stata fissata per il prossimo 10 gennaio. Oltre ai fratelli Nicastri l’indagine riguarda anche Michele Gucciardi, Salvatore Crimi, Melchiorre Leone, Giuseppe Bellitti, Gaspare Gucciardi, Girolamo Scandariato, Ciro  Ficarotta, Leonardo Ficarotta, Paolo Vivirito, Anna Maria Asaro, Leonardo Crimi, Antonino, Tommaso e Virgilio Asaro. L’operazione, eseguita nella notte del 13 marzo scorso dai Carabinieri del comando provinciale di Trapani, dai Ros e dagli agenti della Dia, riuscì a bloccare la riorganizzazione di Cosa nostra, soprattutto nelle zone di Vita e Salemi. Gli inquirenti posero attenzione sul nuovo controllo delle filiere agricole e commerciali che veniva osservato all’ombra del boss latitante dal 1993 Matteo Messina Denaro. Dalle intercettazioni emerse che al superlatitante, grazie a questi affari, sarebbero arrivate grosse somme di denaro. I fratelli alcamesi Roberto e Vito Nicastri avrebbero messo a disposizione dell’associazione mafiosa, senza però prendere parte alla stessa, le proprie risorse economiche e imprenditoriali, ponendo in essere, sempre secondo l’accusa, una serie di iniziative volte a favorire l’organizzazione mafiosa nell’acquisizione, in modo diretto e indiretto, della gestione o del controllo di attività economiche. In particolare per i Nicastri, entrambi agli arresti domiciliari, l’accusa riguarda l’aggiudicazione all’asta, di circa 60 ettari di terreni agricoli a Santa Ninfa, successivamente rivenduti alla VIEFFE soc. agr. (azienda sequestrata e poi dissequestrata) con l’accordo e la collaborazione di altri  per un valore quadruplicato, oltre a somme di denaro in nero non quantificabili, consentendo all’organizzazione mafiosa di infiltrarsi nella speculazione immobiliare. Il prezzo di vendita reale dei terreni, quindi, sarebbe stato notevolmente superiore a quello dichiarato negli atti notarili e la differenza, pari a oltre duecentomila euro, sarebbe stata incassata dagli uomini di Cosa Nostra. Tra le parti offese ci sono anche l’associazione Antiracket e Antiusura Alcamese difesa dall’Avvocato Davide Bambina e l’associazione nazionale per la lotta contro le illegalità e le mafie Antonino Caponnetto, difesa dall’Avvocato Alfredo Galasso.