Alcamo: intercettazioni Papania, domani si decide

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Domani giorno cruciale nell’ambito dell’intricatissima quanto attesa inchiesta sul presunto voto di scambio alle scorse elezioni amministrative del 2012 ad Alcamo. Ci sarà il pronunciamento della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari del Senato in merito alla richiesta di autorizzazione all’utilizzazione di intercettazioni di conversazioni e comunicazioni telefoniche dell’ex senatore del Pd Antonino Papania, indagato, insieme con altre persone, per il reato di corruzione nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla Procura di Palermo. Non è escluso in tal senso che possa arrivare il via libera. Più che una semplice ipotesi questa considerate le affermazioni fatte dal relatore, il senatore Maurizio Buccarella. La Giunta potrebbe proporre all’Assemblea l’accoglimento della richiesta di autorizzazione a carico dell’ex parlamentare alcamese avanzata dal giudice per le indagini preliminari di Palermo, Fernando Sestito. Ad avviso del senatore Maurizio Buccarella, avvocato del ramo penale della professione, infatti, “la sussistenza della necessità dell’atto sarebbe resa plausibile, o quanto meno non implausibile dall’ampio profilo motivatorio, incentrato specificamente sulla necessità delle intercettazioni e la logicità delle argomentazioni addotte”. In tal senso sin da subito Papania si è sempre detto assolutamente tranquillo. Appena ricevuto l’avviso di garanzia l’ex parlamentare aveva annunciato che avrebbe chiarito ogni cosa, certamente, dicendosi “estraneo alle accuse”. Le inchiesta a suo carico, specificatamente per il troncone giudiziario collegato al presunto voto di scambio, sono due. Essenzialmente la Procura ha avanzato l’accusa nei confronti di Papania e di altri indagati di avere “viziato” ed orientato “illecitamente” il voto alle elezioni amministrative del 2012, vinte dall’attuale sindaco in carica Sebastiano Bonventre, sostenuto per l’appunto da Papania, per soli 39 voti di scarto rispetto al suo antagonista politico Nicolo Solina del movimento Abc. Già gli inquirenti hanno ascoltato alcune intercettazioni degli indagati che farebbero riferimento a Papania ed a presunti incontri avuti. In buona sostanza l’ex senatore avrebbe promesso secondo l’accusa soldi, posti di lavoro all’interno della società di raccolta dei rifiuti e anche pacchi alimentari in cambio del voto. Un sistema che è stato definito dagli inquirenti come “fitto” e “consolidato”. Le stesse accuse sono peraltro contestate in un altro filone di indagine, già arrivato all’esame del giudice delle udienze preliminari del Tribunale di Palermo Marina Petruzzella, e contenute nella richiesta di rinvio a giudizio firmata dal pm Carlo Marzella riguardante proprio i vertici dell’Ato Rifiuti, a cominciare dall’ex direttore generale Salvatore Alestra e dagli amministratori dell’Aimeri, tra cui Orazio Colimberti. Sei indagati in tutto in una indagine condotta dai carabinieri, il cui rapporto conclusivo investigativo risale al settembre 2011 e dal quale è emerso “la sistematica copertura delle malefatte gestionali dell’Aimeri che a sua volta avrebbe contraccambiato con regalie e garantendo assunzioni”.