Alcamo, inchiesta Energetikambiente. Le intercettazioni accuserebbero i due funzionari

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Due intercettazioni inchioderebbero Cottone e Picone. La prima: “Benedè, un bordello d’acqua c’era, Benedè” fra un dipendente di  di Energetikambiente e il capo cantiere Benedetto Cottone, darebbe la certezza agli inquirenti che quest’ultimo fosse a conoscenza di ciò che accadeva nell’autoparco della ditta in cui venivano sversati a cielo aperto migliaia di litri di percolato altamente inquinante. L’altra intercettazione riguarda invece Giovanni Maria Picone, il capo area dell’Italia meridionale della stessa ditta, finito pure al ui ai domiciliari, registrata quando al CCR di Alcamo arrivarono i Carabinieri per un’ispezione. Venne contattato Cottone, che a sua volta cercò di mettersi in contatto con Picone. Quest’ultimo disse: “Vedi un po’ cosa vogliono, gli spieghi un po’ la dinamica del servizio. Se ci dovesse essere qualcosa che non va… gli spieghi: è qui perché è in transito, non so!”. Una frase che rende certi gli inquirenti sul fatto che Picone fosse a conoscenza di tutto.

Secondo quindi i carabinieri forestali i due referenti locali di Enrgetikambiente, finiti in manette nell’ennesima inchiesta su inquinamento ambientale e traffico illecito di rifiuti in provincia di Trapani, sapevano tutto. Con Picone e Cottone sono indagati anche altri sei dipendenti della stessa società che da almeno un decennio gestisce la raccolta differenziata dei rifiuti ad Alcamo, prima con la denominazione di Aimeri Ambiente. I carabinieri hanno contestato il sistematico sversamento dei rifiuti liquidi prodotti dalla frazione organica dei rifiuti urbani, e la dispersione della polvere prodotta dallo spazzamento delle strade. Con questa condotta illecita si consentiva da un lato un abbattimento dei costi del servizio, e dall’altro un costante danno ambientale. I rifiuti venivano abbandonati, fra Balestrate e Partinico, nell’area originariamente destinata ad autoparco aziendale della società Energetikambiente srl e destinata come centro di stoccaggio e smaltimento rifiuti speciali ed urbani.

“Le risultanze delle attività di videoripresa – si legge nelle cinquantadue pagine dell’ordinanza di custodia cautelare – dimostrano che all’interno dell’autoparco gestito da Energetikambiente lo smaltimento illecito di rifiuti avveniva sistematicamente. Nello stesso modo – scrivono ancora i magistrati – è avvenuto lo smaltimento dei liquidi derivanti dal lavaggio delle cisterne dei mezzi”. L’inchiesta comunque non è chiusa. Sempre nella stessa area c’erano anche tanti rifiuti elettronici, i cosiddetti Raee, che dovevano essere smaltiti. Benedetto Cottone decise di portarli a Marsala, al CCR di Cutusio. I rifiuti però non viaggiarono con alcun formulario, con nessun documento identificativo. Per gli inquirenti si tratta quindi di un vero e proprio smaltimento abusivo di rifiuti. Il sistema di gestione dei rifiuti in provincia di Trapani finisce ancora una volta sotto inchiesta. Qualche mese fa venne coinvolta la Sicilfert di Marsala, finita sotto sequestro per inquinamento ambientale e traffico illecito di rifiuti. Anche in quel caso era stato scoperto un illecito sversamento di percolato.