Alcamo, impainto bio-gas. Indagine per diffamazione

Un avviso di conclusioni delle indagini per l’ex deputato dei Verdi, l’alcamese Massimo Fundarò, oggi presidente dell’associazione ambientalista Ecò e per Rosa Alba Puma, consigliere comunale del M5S. Entrambi risultano indagati per il reato di diffamazione a seguito della denuncia presentata da Vincenzo D’Angelo, imprenditore nel settore dei rifiuti e dalla moglie Rosanna Prestigiacomo. L’avviso di conclusione delle indagini, in questo caso, comporterà solo la fissazione della data per l’inizio del processo. La vicenda rappresenta un altro capitolo della lunga storia legata al funzionamento o realizzazione di nuovi impianti per lavorare rifiuti. Di recente per Massimo Fundarò e Gioacchino Genchi era scattata l’archiviazione per il reato di diffamazione, dopo la denuncia dei coniugi D’Angelo-Prestigiacomo, rispettivamente legale rappresentante e socio di maggioranza della srl “D’Angelo Vincenzo”, che gestisce il centro di trattamento polifunzionale dei rifiuti nella contrada Citrolo di Alcamo. La denuncia allora era stata presentata a seguito di alcune dichiarazioni di Fundarò e Genchi dopo l’incendio del luglio di due anni fa che distrusse l’impianto e provocò una nube nera. Le fiamme furono domate dopo oltre 36 ore. La nuova denuncia e la prossima fissazione della data del processo riguarda la ventilata realizzazione di un impianto di biogas, che un anno e mezzo fa provocò una vera e propria mobilitazione. Riunioni straordinarie del consiglio comunale. Mobilitazione di gruppi ambientalisti. Lo stesso Comune dichiarò “guerra” all’impianto di rifiuti che avrebbe dovuto sorgere in contrada Vallone-Monaco, a due passi dall’ex discarica comunale da anni dismessa. Dopo aver dato il diniego sulla Via, la valutazione di impatto ambientale, i tecnici dell’ufficio Ambiente diedero parere civico negativo anche all’Aia, l ’autorizzazione integrata ambientale. La ditta, che ha sostenuto sempre di essere in regola, avrebbe dovuto realizzare un impianto per produrre energia utilizzando il metano proveniente dalla frazione umida dei rifiuti. Avrebbe potuto trattare fino a quasi 150 mila tonnellate pari ad un fabbisogno superiore all’intera provincia di Trapani. Per bloccare la nascita di questo impianto venne costituito anche un comitato civico che promosse una petizione popolare intitolata: «Alcamo capitale della munnizza? No grazie» Vennero raccolte on line 2092 firme, Nella petizione si sosteneva che “La D’Angelo srl non ha mai ottenuto l’autorizzazione di un tritovagliatore secondo le procedure previste dalla legge”. Frase che ha fatto scattare la denuncia dei coniugi D’Angelo, assistiti dall’avvocato Claudio Messina. I principali promotori del comitato furono Fundarò e Puma, difesi dall’avvocato Niclo Solina. Allo stato attuale nella ditta D’Angelo vengono lavorati i rifiuti solidi urbani dei Comuni delle province di Trapani e Agrigento, (gm) Giuseppe Maniscalchi