Alcamo. Gettoni di presenza, il Comune bussa a quattrini

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Il comune di Alcamo torna alla carica per cercare di riscuotere oltre 400 mila euro, inseriti nel bilancio 2018. E in questi giorni sta notificando una cinquantina di richieste ad altrettanti tra ex consiglieri comunali e anche in carica, ex assessori, ex sindaci e un componente della giunta Surdi. Esattamente dopo un anno quelle pratiche, con le richieste dei rimborsi, sono tornate all’attenzione del settore Affari generali per cerare di incassare “somme indebitamente percepite” relative ai gettoni di presenza per la partecipazione a sedute del consiglio comunale. Problema sollevato con le lettere dell’ex consigliere Ignazio Caldarella. Un anno fa il Comune inviò la prima richiesta. Questa venne , contestata con lettera da parte degli interessati, che non versarono somme che variano dagli otto ai 12 mila euro. La vicenda è tornata in questi giorni alla ribalta per la presa di posizione dell’ex consigliere comunale Ignazio Caldarella, l’unico ad avere prima versato a rate quanto richiesto un anno fa: 8 mila 181 euro e ora ha sollecitato la restituzione perché secondo l’interessato la “somma non è dovuta”. In pratica è stato il solo a rispettare la richiesta di rimborso in modo da avere un titolo per potersi rivalere eventualmente anche in tribunale. Tutti gli altri risposero al Comune con una lettera di opposizione e lo faranno anche adesso poiché sono decisi a rivolgersi al giudice e lo potranno fare qualora ricevessero un’ingiunzione, che in questo caso provocherebbe le dimissioni di una assessore, ex Abc.
Questi verrebbe a trovarsi nella scomoda posizione di controllore- controllato. Con le lettere, in fase di notifica, il Comune “intima il pagamento entro 15 giorni dalla data di ricezione”. Tale situazione ha origine nel 2011-2012 con la violazione del Patto di stabilità che comportò la riduzione dei gettoni di presenza. Successivamente la Corte costituzionale diede ragione al Comune: in pratica non c’era stato alcuno sforamento e pertanto venne
rimborsata agli interessati la differenza che era stata trattenuta. La vicenda finì anche davanti ai giudici della Corte dei conti.
​Complessivamente il Comune avrebbe dovuto riscuotere 441 mila euro, iscritti nel bilancio comunale 2018. Le somme non riscosse resteranno nel bilancio di previsione come credito. Caldarella è l’unico ad avere ottemperato al pagamento, sia pure con riserva, anche se secondo l’ex consigliere le somme non erano dovute. Con la lettera inviata al Comune chiede “la restituzione della somma corrisposta” e sostiene: “Che non gli risulta che tutti
abbiano effettuato il rimborso richiesto” , confermato dalle lettere di questi giorni con oggetto la richiesta di rimborso. La sua contestazione probabilmente ha fatto riaprire al Comune i carteggi e dato un impulso per cercare di risolvere la complicata vicenda.