Il Comune di Alcamo si sta occupando della gestione dell’emergenza randagismo. Con una determinazione dirigenziale ha aggiudicato il servizio di gestione del rifugio sanitario e di accalappiamento dei cani vaganti alla società Dog Village di Gela. Un appalto triennale, valido per il periodo 2026-2028, che vale complessivamente oltre 164mila euro. La Dog Village srl si è aggiudicata la gara presentando un ribasso di oltre il 5% sull’importo a base d’asta. La spesa è stata programmata per garantire la continuità del servizio lungo l’intero arco temporale dell’affidamento, una ripartizione che, almeno sulla carta, dovrebbe assicurare la copertura delle attività di accalappiamento, custodia sanitaria e gestione del rifugio, uno dei nodi storici e più delicati per l’amministrazione comunale. Dettaglio che non passa inosservato: è pervenuta una sola offerta per la gara d’appalto. Un dato che riaccende interrogativi sulla reale attrattività del servizio e sulla concorrenza nel settore.
Negli anni passati il Comune di Alcamo ha speso cifre ingenti per la gestione dei cani randagi, arrivando a milioni di euro in poco più di un decennio spesso per il ricovero degli animali in strutture esterne al territorio comunale, in particolare nel canile di Rocca di Neto, in provincia di Crotone, dove per anni centinaia di cani alcamese sono stati mantenuti a carico delle casse pubbliche con costi strutturali molto elevati. Una spesa costante che non sempre si è tradotta in una riduzione strutturale del fenomeno, alimentando interrogativi sull’efficacia complessiva del sistema e sulla mancanza di una strategia di prevenzione di lungo periodo, fondata su sterilizzazioni, microchippature e adozioni. In questo quadro, è emerso spesso il ruolo fondamentale dei tanti volontari e associazioni animaliste del territorio che per anni si sono occupati con impegno del benessere dei cani: dall’assistenza quotidiana agli animali, alla promozione di adozioni responsabili, fino ad attività di sensibilizzazione per cittadini e scuole, cercando di alleggerire la pressione sulle strutture pubbliche e di creare legami duraturi tra i cani randagi e nuove famiglie.
La gestione dei servizi legati al randagismo è finita anche sotto la lente di ingrandimento delle forze dell’ordine e degli organi di controllo, a dimostrazione di quanto il settore sia delicato non solo dal punto di vista etico e sociale, ma anche sotto il profilo amministrativo ed economico. Un quadro che si inserisce in un contesto più ampio, quello siciliano, dove il randagismo è considerato un problema strutturale e spesso legato a un flusso costante di risorse pubbliche verso strutture private, senza che il fenomeno venga realmente arginato.






