Alcamo. Erogazione idrica ok, ma rete idrica colabrodo

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Una portata di quasi 130 litri di acqua al secondo. Un’abbondante distribuzione nei vari quartieri con attesa di soli di tre giorni che non provocano alcun disagio perché gli alcamesi sono da decenni organizzati per fronteggiare turni molto più lunghi. Poche autobotti che circolano per le strade. Poche persone che si riforniscono dai rubinetti posti accanto ai serbatoi del Bottino, luogo di un pellegrinaggio quotidiano per riempire  bottiglie e bidoni. La grande sete, almeno da qualche mese a questa parte, sembra che si sia spenta anche perché l sorgenti traboccano d’acqua grazie alle abbondanti piogge. Ma le grandi perdite di acqua, che fuoriescono dalle condutture e invadono numerose strade, provocano uno sciupio di migliaia di metri cubi di acqua. Questi vanno ad incidere sul bilancio comunale e quindi sulle tasche degli alcamesi poiché su una disponibilità di 130 litri al secondo, cinquanta vengono acquistati. Il Comune da quasi cinque anni paga oltre un milione di euro l’anno a Siciliacque per il prezioso liquido che arriva al Bottino. Il costo è di 0,69 centesimi più Iva a metro cubo. Nel maggio dello scorso anno lo stesso Comune ha sottoscritto il contratto d’affitto con “Acqua Rakali Partinico Società cooperativa” per l’uso di un pozzo che si trova in contrada Billiemi territorio  di Monreale. Da tale pozzo arrivano tra i 15 e dieci litri al secondo. Per utilizzare tale sorgente il Comune paga alla Rakali, con sede a Partinico, 17 mila e 344 euro al mese. Il contratto prevede anche una riduzione del canone mensile di 0,5509 centesimi a metro cubo “se la portata consegnata risultasse inferiore a 5 litri al secondo”. Il costo medio annuo per l’affitto del pozzo è di 205 mila euro. Il contratto avrà la durata di dieci anni e potrà essere ulteriormente prorogato sino ad arrivare a trent’anni. Il ripristino delle sorgenti di Cannizzaro, arrivano circa 40 litri al secondo più i 35 litri provenienti dalle sorgenti Dammusi, Chiusa e Mirto hanno eliminato i disagi ma non le decine di perdite. E l’acqua che si perde si paga. Le sorgenti di Dammusi, che si trovano sul monte Jato, sono state, nel recente passato, le principali fonti di approvvigionamento con la sua portata di 70-80 litri al secondo. Portata che si è ridotta notevolmente forse a causa di smottamenti sotterranei che hanno in parte deviato il corso dell’acqua.  Alla fine di novembre il Comune ha individuato 32 perdite per le quali ha avviato il piano di riparazioni. Previsto investimento di oltre 600 mila euro per la manutenzione e riparazione della rete idrica. Tra le più urgenti le perdite in via Porta Palermo dove corre un fiume mentre più a valle l’acqua “ribolle” in alcuni tratti di strada formando un piccolo geyser. Il Comune sta lavorando per le riparazioni, che spesso i verificano nelle stesse zone. Bisogna risalire al 1929 quando dai rubinetti pubblici iniziò a scorrere l’acqua delle sorgenti sui monti di San Giuseppe Jato le cui condutture vennero realizzate in tempi record durante il fascismo, grazie al quello che è passato alla storia come il prefetto di ferro: ovvero Cesare Mori che col suo intervento fece ritirare i mafiosi. Poi sotto la sindacatura di Vito Filippi la scelta, rivelatasi felice di gestire in proprio il servizio acquedotto.  Poi dopo anni grazie all’ex sindaco Giuseppe Sucameli la captazione delle sorgenti di Cannizzaro, ora ripristinate, su progetto dell’ex sindaco Sebastiano Bonventre che riuscì a reperire fondi per un milione e mezzo di euro grazie ad avanzi di amministrazione. Lavori portati finalmente a termine dalla giunta capeggiata dal sindaco Domenico Surdi. Per l’uso delle sorgenti di Cannizzaro l’ex consigliere comunale Ignazio Caldarella occupò nel 1986 ininterrottamente la sala consiliare per 89 giorni. Seguì alcuni anno dopo il rifacimento della rete idrica interna, grazie ai finanziamenti ricevuti per interessamento dell’ex ministro Enza Bono Parrino. Tentativo purtroppo andato a vuoto quello dell’uso dell’acqua di contrada Finocchio. Trenta litri al secondo, ma oltre un anno di analisi hanno confermato che non può essere assolutamente usata perché contiene tanto ferro da potere realizzare chilometri di linea ferrata. Una storia infinita quella dell’acqua ad Alcamo per la quale oggi sembra stia per arrivare il lieto fine  con la riparazione delle decine di perdite in città.