Alcamo: D’Angelo si dimette dalla vicepresidenza

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Arriva il primo effetto politico al consiglio comunale di Alcamo dopo la condanna del vicepresidente Vito Savio D’Angelo a una pena di quattro anni e due mesi, tra le più alte del troncone giudiziario riguardante la maxi truffa scoperta nel 2011 nel trapanese alle compagnie assicurative. Con una scarna nota l’esponente del civico consesso annuncia di avere rassegnato le dimissioni da  numero 2 del consiglio. Decisione presa proprio in seguito alla condanna avuta in primo grado dal tribunale di Trapani che non gli ha nemmeno concesso la condizionale della pena. Attraverso i suoi legali D’Angelo sta già provvedendo a presentare appello: “Sono stato condannato – sostiene nel comunicato D’Angelo – per reati di cui in piena coscienza ammetto di non avere mai commesso. Rispetto le decisioni della magistratura ma ritengo di essere vittima di un errore giudiziario che sicuramente sarà chiarito nei prossimi gradi di giudizio”. Intanto, però, nonostante la proclamata innocenza la decisione politica di lasciare la vicepresidenza ha una sua chiara matrice: “Al fine di sollevare il consiglio comunale da possibili imbarazzi – aggiunge lo stesso consigliere – sono pervenuto alla determinazione di rassegnare le mie dimissioni da vicepresidente dell’assise”. In merito già il presidente del consiglio, Giuseppe Scibilia, aveva annunciato di avere attivato i canali necessari per verificare la posizione giudiziaria di D’Angelo il quale rischia seriamente la decadenza. Decisione che spetterà al segretario generale del Comune, Cristoforo Ricupati, che si dice in attesa di ricevere il dispositivo della sentenza appena emessa nei confronti di D’Angelo. Non appena al Comune verrà notificata la sentenza sarà anche interessata nel merito la Prefettura di Trapani. Ricupati, con codice penale in una mano mano e testo unico degli enti locali nell’altra, sarà chiamato ad emettere un giudizio sulla permanenza o meno di D’angelo dietro gli scranni. L’esponente del civico consesso alcamese è stato chiamato, nel corso del processo, a rispondere di “associazione per delinquere finalizzata alla truffa”. Dall’inchiesta emerse un’oliata organizzazione che denunciava finti incidenti con tanto di certificati medici ovviamente ritenuti fasulli. Per Alcamo si tratta del secondo caso che si verifica in questa legislatura di condanna nei confronti di un consigliere comunale. E’ accaduto ad Antonio Fundarò che nel maggio scorso è stato condannato a otto mesi e venti giorni di reclusione, pena sospesa, per aver indotto la pubblica amministrazione ad errore per un attestato di invalidità utile per l’assegnazione provvisoria per la scuola secondaria di secondo grado nell’anno scolastico 2011-2012. Anche questo caso giudiziario ebbe una sua conseguenza: Fundarò si dimise da capogruppo del Partito Democratico.