Alcamo, Comune cattivo pagatore: ritardi nel pagamento ai fornitori. Dirigenti bacchettati

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Il Comune di Alcamo nella lista nera dei cattivi pagatori: quasi una fattura su due con i fornitori è liquidata ben oltre i 30 giorni previsti dalle norme. Si prefigurano tagli alle indennità accessorie ai dirigenti e possibili procedimenti disciplinari. Nel mezzo anche istruttorie a volte poco chiare e irregolari nella loro impostazione. Quadro che si evince dalla relazione illustrativa sulle risultanze del controllo interno di regolarità amministrativa collegata proprio agli atti di liquidazione nei confronti dei fornitori, più tecnicamente definiti “debiti commerciali”.

Ad emergere sono essenzialmente tre criticità: la lentezza del passaggio degli atti dall’ufficio protocollo alle Direzioni di destinazione; i tempi di lavorazione che a volte sono farraginosi e irregolari, tanto da venir fuori che ad esempio si perde tempo per il controllo del Durc (documento di regolarità contributiva dell’impresa, ndc) che invece dovrebbe essere verificato già prima dell’affidamento; ed infine c’è anche un’esasperante lentezza negli uffici di Ragioneria, dove avviene materialmente la liquidazione.

Qui ci si mette in media addirittura 16 giorni da quando si riceve l’istruttoria al pagamento. Lentezza che potrebbe costare oltretutto cara al Comune: difatti la legge di bilancio dello Stato per il 2019 ha previsto, per i Comuni in regola con i tempi di pagamento e con gli obblighi di pubblicazione dei relativi dati, un alleggerimento dello stanziamento al Fcde sul bilancio di previsione finanziario. Parliamo del cosiddetto fondo di accantonamento che è stato previsto qualche anno fa e che prevede un vincolo di spesa rispetto alla liquidità del Comune per ragioni “prudenziali”.

Se Alcamo però rispettasse i tempi di pagamento dei debiti commerciali in parte questi fondi verrebbero sbloccati liberando risorse da destinare alla spesa corrente, vale a dire soldi immediatamente spendibili per garantire servizi. L’analisi del campione di atti controllati evidenzia che solo il 57,89 per cento delle fatture relative a debiti commerciali risultano pagate entro i termini previsti dal decreto legislativo 231 del 2002, che prevede 30 giorni oppure, se espressamente inserito nel contratto, 60 giorni dalla data della fattura.

Stiamo parlando quindi appena 11 fatture in “regola” sulle 19 emesse: “Il tempo medio di ritardo rispetto alla scadenza riferito all’intera organizzazione risulta di 16,26 giorni – scrive il segretario generale del Comune, Vito Bonanno, che ha effettuato il monitoraggio -. Tali dati segnalano, in modo inequivocabile, la presenza di gravi criticità e lentezze nella dinamica dell’intero ciclo passivo, che trovano conferma nell’indicatore di tempestività dei pagamenti il quale, dopo aver segnato un miglioramento di circa 40 giorni nel 2017, è peggiorato nel 2018 nonostante l’avvenuta completa digitalizzazione del ciclo passivo”.

Queste perfomance non rimarranno su carta ma rischiano di trasformarsi in bastonate per funzionari e dirigenti: “Alla luce delle illustrate risultanze del controllo sulla gestione del ciclo passivo, l’ufficio nel riservarsi la segnalazione di comportamenti disciplinarmente rilevanti, conclude Bonanno nella relazione – ritiene di dover suggerire alla giunta municipale la modifica delle vigenti misure organizzative”.