Alcamo: Castello Calatubo scala classifica del Fai

La scalata verso la rinascita. Il Castello di Calatubo ad Alcamo prova a spiccare il volo nella speciale classifica ideata dal Fai, il Fondo ambiente italiano, dove il luogo più votato viene finanziato per la sua ristrutturazione. L’antico e sgangherato maniero alcamese è proiettato verso i vertici di questa graduatoria: nella sezione dei “castelli” si trova al quinto posto in tutta Italia, al 2° in Sicilia avendo raggranellato all’incirca 200 voti. Appena quattro giorni fa il Castello di Calatubo aveva appena 4 voti ed era inesorabilmente in fondo alla classifica: poi si è sparsa la voce di questa iniziativa del Fai e soprattutto è partita la campagna mediatica dell’associazione “Salviamo il Castello di Calatubo” grazie alla quale si è scalata in maniera vertiginosa questa graduatoria. “I nuovi iscritti alla nostra pagina facebook sono tanti – sottolinea l’esponente dell’associazione, Maria Rimi – e per noi è un piacere accoglierli nel nostro gruppo. Il nostro castello ha bisogno dell’aiuto di tutti al momento stiamo partecipando al concorso indetto dal Fai sui luoghi del cuori. Aiutateci a vincere votandolo”. Votare è semplicissimo e gratuito: basta collegarsi via internet alla pagina www.iluoghidelcuore.it e cliccare su “vota ora” nel banner in alto alla pagina. Dopodichè si potrà cercare il luogo preferito, quindi in questo caso per il Castello di Calatubo basterà inserire la regione Sicilia e la provincia di Trapani. Una volta individuato il luogo da salvare ci si dovrà registrare e votare. Il tutto potrà essere fatto in pochissimi minuti. La bellezza di questo luogo lascia incantati chiunque dall’autostrada A-29 Palermo-Mazara del Vallo scorge questo straordinario sito e che suggestiona ulteriormente specie nelle ore serali con lo splendido effetto dell’illuminazione. Oggi il Castello però rischia seriamente di scomparire per effetto del degrado e dell’incuria del tempo. La posizione del sito, attraversato da importanti vie di comunicazione, la ricchezza del suo territorio e la presenza di uno sbocco marittimo di un entroterra tra Partinico e Segesta, spiegano la presenza di un insediamento già in età arcaica e l’importanza che esso assunse in età normanna. Quando nel 1093 il Conte Ruggero definì i confini della nuova diocesi di Mazara, la fortezza di Calatubo esisteva già, venendo infatti inclusa fra i castelli nel nuovo grande vescovado. Il Castello, cessata la sua funzione militare, si trasformò in masseria a controllo del vasto feudo e fino agli anni ’60 era ancora in buono stato di conservazione, grazie al continuo utilizzo dell’antica dimora che, con pesanti interventi di ristrutturazione aveva consentito, comunque, il mantenimento delle fabbriche. Poi l’oblio. La fortezza, ormai abbandonata, divenne un ovile. L’azione distruttiva degli animali, il terremoto del 1968 e l’assenza d’interventi condusse al crollo dei solai e infine delle murature. A ciò si aggiunse l’opera degli scavatori di frodo che s’intensificò nell’area intorno al Castello, interessati ai reperti archeologici che venivano alla luce nell’importante necropoli scoperta lungo le propaggini della rocca e che documentava la presenza di un centro antico risalente al VII secolo a.C. Oggi, però, con un semplice click dalla tastiera del proprio computer, si potrà contribuire a ridare vita ad uno straordinario esempio di architettura storica.

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