Alcamo: Bimbo morto, intercettata la mamma in carcere

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ALCAMO – Aminta Altamirano Guerrero è stata intercettata in carcere. I dialoghi della donna messicana, che si trova dietro le sbarre con l’accusa di avere ucciso il figlio di 5 anni nella sua abitazione del centro storico di Alcamo nel luglio dello scorso anno, saranno trascritti e resi pubblici durante il dibattimento del processo che si è aperto questa mattina in Corte d’Assise di Trapani. E’ stato il magistrato questa mattina ad avere disposto la trascrizione di alcuni colloqui avuti in carcere dalla donna. Evidentemente gli inquirenti ritengono che ci potrebbero essere degli elementi interessanti da analizzare in questi dialoghi, forse anche probanti della sua colpevolezza che la donna stessa non ha mai ammesso. “Proveremo, al di là di ogni ragionevole dubbio, che l’imputata si è resa responsabile dell’omicidio del figlio” ha detto il pubblico ministero Sara Morri in sede di richieste di prova. La donna messicana, 33 anni, è accusata di avere somministrato al figlio uno psicofarmaco in eccessive quantità con l’obiettivo di ucciderlo e successivamente di suicidarsi. Questa mattina il pm ha chiesto di chiamare a deporre amici e conoscenti, a cui l’imputata aveva confidato l’intenzione di togliersi la vita, ed alcuni medici e psicologi che avevano in cura la donna. Anche l’autopsia sul corpo del piccolo Lorenz ha confermato che il decesso si sarebbe verificato a causa di una overdose di farmaci. Il cuore del bimbo non ha retto ad una gran quantità di medicine assunte in dose massiccia. Resta adesso da capire come la piccola vittima abbia assunto questi farmaci. Inizialmente era trapelata l’ipotesi che Lorenz avesse potuto approfittare di una distrazione della madre avendo ingerito autonomamente le pillole utilizzate dalla madre, degli antidepressivi. Con il passare delle ore, a seguito anche della ricostruzione delle ultime ore di vita del bambino fatta dalla polizia scientifica che ha letteralmente rivoltato come un calzino l’abitazione, si è invece prospettata tutt’altra ipotesi. Dentro casa sarebbe stata trovata una lettera in cui, in termini molto confusi, la messicana dava disposizioni annunciando la morte propria e del figlio e chiedeva che non venisse eseguita l’autopsia sui loro corpi. Di fronte all’incalzare delle domande degli investigatori la giovane sudamericana è caduta più volte in contraddizione, raccontando sempre versioni diverse. Nonostante tutto non ha mai ammesso di avere ucciso il figlio. Gli inquirenti hanno trovato diverse scatole di ansiolitici in casa: questo il farmaco usato dalla donna che non ha mai superato lo shock della separazione dal marito, un alcamese emigrato in Germania con cui avrebbe avuto ancora dei forti contrasti. E non è infatti escluso che alla base del gesto della donna ci sarebbero proprio questi dissapori: chissà, un gesto magari dettato da un attimo di follia e legato al fatto di volere fare una grave ritorsione al marito. Al momento questa, come diverse altre ipotesi, sono al vaglio della procura e non hanno una certezza di riscontro. “Proveremo la completa estraneità della nostra assistita al fatto che le viene addebitato”, ha ribattuto l’avvocato Baldassare Lauria, difensore dell’imputata. Il processo entrerà nel vivo nella prossima udienza, fissata per il 13 aprile, con le audizioni dei primi testi.