“Voto di scambio” assolto Nino Papania, ex senatore del Pd

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L’ex senatore Pd, Nino Papania affida ad un post, pubblicato su facebook, il suo stato d’animo, dopo la sentenza di appello che lo ha scagionato dall’accusa di voto di scambio. I toni, come è nel suo stile, sono pacati. “Non mi piace abbattermi- scrive Nino Papania – e nemmeno esaltarmi. La vita ha sempre e comunque il suo fascino. Se arrivano tempeste provo ad attraversarle, possibilmente evitando discese ripide alle persone che mi vogliono bene e mai pensando di far male a quelli che provocano le tempeste. Ringrazio sempre le persone che mi aiutano a rimanere in piedi e chiedo scusa se a qualcuno ho provocato disagio. Mi piacerebbe soltanto che ognuno prima di giudicare riflettesse sulle sofferenze che causa e fosse più onesto con se stesso e con gli altri”. Una riflessione che induce a credere nella giustizia, come sempre ha fatto l’ex senatore, ma anche una bacchettata verso colo i quali appena, si alza un alito di vento, sono pronti ad esprimere vacue e violente considerazioni, su quella piattaforma- discarica che sono i social. Purtroppo la politica quotidianamente, e a tutti i livelli, è un continuo scambio di accuse spesso gratuite e volgari. Una lezione di stile. Ieri i giudici della Prima sezione della corte d’appello di Palermo, dopo cinque udienze, hanno ribaltato la sentenza di primo grado, aprile 2016, emessa col rito abbreviato dal gup del tribunale di Trapani. L’ex senatore Nino Papania è stato assolto “per non avere commesso il fatto” dall’accusa di concorso in voto di scambio. Assolti pure Filippo Renda e Massimiliano Ciccia (storico collaboratore di Papania, difeso dagli avvocati Roberto Mangano e Salvatore Di Giorgio). La sentenza è della Corte di appello di Palermo. Confermata la condanna di Giuseppe Bambina e Giuseppe Galbo. In primo grado avevano subito pene fra 6 e 8 mesi. I tre assolti non dovranno risarcire le parti civili. Per i due condannati resta la decisione della sentenza di primo grado. Il processo riguardava le elezioni amministrative di Alcamo del 2012. L’indagine era partita da un attentato incendiario subito da Papania. Secondo l’accusa, che non ha retto al vaglio del collegio presieduto da Maria Elena Gamberini, l’ex senatore avrebbe agevolato l’accreditamento di alcune cooperative che, inserendosi nel circuito del Banco Alimentare, avrebbero assegnato pacchi di cibo in cambio di voti a un candidato Antonio Nicolosi, che ha scelto il rito ordinario. Nicolosi in primo grado è stato condannato ad un anno e mezzo. Un altro imputato Giuseppe Milana venne assolto. Nicolosi si è sempre professato innocente ed è sicuro di poterlo dimostrare nel processo di appello che si aprirà in autunno. Già in primo grado Papania, difeso dagli avvocati Nino Mormino, Vito Di Graziano e Pietro Riggi, era stato assolto dall’accusa di associazione a delinquere, ma fu condannato per il voto di scambio che gli era stato fino ad allora contestato. E oggi è stato definitivamente scagionato. Sette anni di calvario che hanno compromesso la sua carriera politica. Ma il calvario ancora non è finito poiché Papania, assieme ad altri quattro, conosciuti per essere supertifosi dell’Alcamo calcio, nel marzo scorso, venne condannato ad un anno in un altro processo, per voto di scambio. Avrebbe offerto derrate alimentari e promesso posti di lavoro. Otto mesi ai quattro ultras bianconeri. Legittimo un interrogativo: ma è mai possibile che un politico esperto come Papania potesse fare voto di scambio con i quattro supertifosi bianconeri? “Aspettiamo le motivazioni di questa sentenza – dicono i difensori- per potere presentare appello. Siano molto fiduciosi per l’assoluzione poiché i fatti si riferiscono alle stesse elezioni comunali e ad episodi analoghi”. Le indagini dei carabinieri scaturirono da una serie di esposti presentati dal candidato sindaco di Abc, Niclo Solina, battuto per 39 voti da Sebastiano Bonventre ,sostenuto da Papania. Bonventre si dimise da sindaco dopo due anni ed aprì la porta a nuovi scenari politici nella città di Alcamo. Sette anni di attesa per avere giustizia, ma chi potrà mai ripagare Nino Papania delle sue sofferenze e di quelle dei famigliari e per avere perso l’autobus di una carriera politica prestigiosa? Intanto continuano ad arrivargli attestazioni di stima.