Alamo: caso Comune-Spinò, ex dipendente assolto

0
374

ALCAMO – Assolto perché “il fatto non sussiste” e perché “il fatto non costituisce reato”. Si chiude un altro capitolo dell’infinita querelle giudiziaria tra il Comune di Alcamo e un suo ex dipendente, l’alcamese Antonino Spinò. L’ultimo round ha dato ragione a quest’ultimo, finito sotto processo a seguito di una denuncia per diffamazione subita dai dirigenti del Comune Francesca Chirchirillo, Cristofaro Ricupati, Antonino Renda e Sebastiano Luppino , dall’ex sindaco Giacomo Scala e dal Comune di Alcamo che si era costituito parte civile. Il sostituto procuratore di Trapani Antonio Sgarella, dopo avere esaminato gli atti del procedimento penale e dopo la richiesta di assoluzione avanzata dal pubblico ministero Massimo Palmeri, ha quindi chiuso la vicenda scagionando l’imputato. Questo è solo l’ultimo capitolo di un braccio di ferro che si trascina da anni tra Spinò e il Comune. Tutto è cominciato quando l’ex dipendente dell’ufficio tecnico denunciò l’allora sindaco Scala ed altri dirigenti per mobbing, lamentando che era stato perseguitato perché appartenente ad un’altra fazione politica rispetto a quella del governo cittadino all’epoca in carica. In primo grado vinse la sua battaglia ottenendo un risarcimento di 30 mila euro, in secondo grado però vi fu una parziale revisione della sentenza e decadde l’accusa di mobbing, rideterminando quindi l’ammontare del risarcimento a 17 mila euro. Proprio in seguito al decadere di questa accusa l’ex sindaco e i dirigenti allora in carica hanno a loro volta denunciato per diffamazione e calunnia Spinò che da accusatore è diventato imputato per l’appunto. Secondo quanto sostenuto da Renda, Ricupati, Luppino, Chirchillo e Scala l’ex dipendente ha intentato una causa nei loro confronti sapendoli innocenti, al contempo offendendone il decoro e l’onore. Spinò, assistito dallo studio legale di Giuseppe e Gaspare Benenati, ha chiesto il rito abbreviato e da qui ne è uscito oggi assolto da ogni accusa. Secondo le indagini oggi archiviate con l’assoluzione Spinò, con una serie di esposti inoltrati tra il 14 settembre e il 17 ottobre 2012, a varie autorità ed istituzioni avrebbe falsamente accusato ed offeso l’ex sindaco e altri funzionari, ritenendoli responsabili a vario titolo di abuso d’ufficio, peculato ed omessa denuncia. L’ex sindaco avrebbe rappresentato alla Procura i notevoli problemi anche sul piano politico che gli avrebbero causato gli esposti di Spinò, ora considerati calunniosi e diffamatori. Ma il lungo braccio di ferro giudiziario non è destinato a finire qui. Anzitutto perché il Comune ha già deciso di procedere nei suoi confronti con il recupero coattivo dei 13 mila euro non restituiti ancora per effetto della nuova sentenza di appello che ha fatto decadere l’accusa di mobbing.