Ad Alcamo il progetto Urban Sunrise arriva a una tappa decisiva e simbolica. Sabato 17 e domenica 18 gennaio, doppio appuntamento nel quartiere Maria Ausiliatrice, a sancire la chiusura della fase artistica dell’intervento di rigenerazione urbana finanziato dal PNRR. Due appuntamenti pubblici che provano a spostare il baricentro dall’estetica alla relazione. Un passaggio non secondario, se si considera il dibattito che il progetto ha acceso in città nei mesi scorsi. Sabato 17 gennaio, dalle 18 alle 20, la Chiesa di San Pietro Apostolo ospiterà il talk pubblico “Arte pubblica: istruzioni per l’uso futuro”, momento di confronto aperto sul senso, i limiti e le responsabilità dell’arte nello spazio urbano. Domenica 18 gennaio, dalle 9 alle 16, ci si sposterà invece nel cuore del quartiere, davanti al murale “Generazioni Future”, per una giornata comunitaria con attività educative curate dall’AGESCI Alcamo 1, una riflessione ecumenica e un pranzo sociale informale.
Urban Sunrise nasce come progetto di riqualificazione umana prima ancora che urbana: tredici artiste e artisti internazionali hanno lavorato sui palazzi del quartiere per restituire colore, bellezza e nuove prospettive a un’area storicamente marginalizzata. La visione artistica, affidata a Igor Scalisi Palminteri e realizzata dal team di Sperone167, ha puntato su un approccio dichiaratamente non convenzionale, che prova a entrare in relazione con i luoghi e con le persone. Ma proprio qui si innesta la questione più delicata. Nei mesi scorsi, un nostro reportage aveva raccontato il rovescio della medaglia: la distanza tra l’arte e la vita quotidiana del quartiere, il disagio sociale che convive con i murales, il rischio che la bellezza diventi uno spettacolo per chi guarda da fuori, mentre chi vive dentro continua a fare i conti con rifiuti, auto abbandonate, degrado e regole informali di sopravvivenza. Gli eventi di questo fine settimana sembrano voler raccogliere quella sfida. Parlare di “uso futuro” dell’arte pubblica significa ammettere che il problema non è il murale in sé, ma ciò che resta quando i riflettori si spengono.






