Batteri nell’acqua a Trapani: gastroenterite in sei condomini. Il Comune: “Forse scarichi privati”

Non era un’epidemia influenzale, ma una contaminazione della rete idrica. A confermare i sospetti degli abitanti di via dell’Uva e via Santa Costanza, a Trapani, sono gli esiti delle analisi microbiologiche effettuate sui campioni d’acqua domestica. I dati tecnici non lasciano spazio a dubbi: i parametri indicano un grave inquinamento da batteri, rendendo il liquido del tutto inadatto all’uso umano. L’allarme è scattato intorno alla vigilia di Natale, quando in diversi nuclei familiari si sono manifestati casi di gastroenterite acuta. Vomito, dolori addominali e diarrea hanno colpito indiscriminatamente adulti e bambini. Inizialmente, il picco di malori era stato scambiato per il consueto virus stagionale, ma la persistenza dei sintomi, anche in soggetti regolarmente vaccinati, e un forte odore di fognatura proveniente dai rubinetti hanno spinto i cittadini a indagare oltre. Di fronte al perdurare del disagio, i residenti hanno finanziato privatamente i test di laboratorio.

I primi riscontri, giunti a inizio gennaio, sono stati allarmanti: 120 ufc/200 ml di escherichia coli, 15 ufc/200 ml di Enterococchi e 138 ufc/200 ml di batteri coliformi. Si tratta di cariche batteriche incompatibili con la legge, che impone il valore zero per la potabilità. Nonostante le operazioni di bonifica e sanificazione delle cisterne condominiali, una successiva verifica ha mostrato parametri ancora alterati, confermando che il problema persiste. La criticità non riguarda un singolo edificio, ma coinvolge almeno sei condomini. La preoccupazione è alta, considerando la presenza nel quartiere di circa venti minori, tra cui alcuni neonati, donne incinte e anziani vulnerabili. In diversi casi, la gravità dei sintomi ha costretto le famiglie a ricorrere alle cure mediche ospedaliere. Il 7 Gennaio, dopo pressanti segnalazioni, il Comune ha effettuato i sopralluoghi nella zona.

Nel frattempo i residenti hanno promosso una raccolta firme per chiedere formalmente la chiusura della fornitura idrica comunale, già sospesa in diversi edifici per precauzione. Oltre al danno biologico, si somma quello economico: per avere acqua pulita, le famiglie sono state costrette a pagare autobotti private, con spese che hanno già raggiunto i 600 euro per condominio. Dal canto suo, l’amministrazione comunale predica prudenza. Il sindaco ha frenato sull’attribuzione delle responsabilità alla rete pubblica, ipotizzando che la contaminazione possa derivare da scarichi privati confluiti accidentalmente nelle tubature.