Omessa dichiarazione, scritture sparite e un buco fiscale da oltre mezzo milione. La notizia del giorno arriva da Marsala, dove la Procura della Repubblica ha chiesto al Gip il rinvio a giudizio di Pietro Barraco, liquidatore della BPL Trasporti SRLS, accusato di un pacchetto di reati tributari che delineano un quadro pesante: omessa dichiarazione, occultamento o distruzione di scritture contabili, recidiva reiterata e un’evasione che, secondo l’ipotesi accusatoria, supera ampiamente il mezzo milione di euro. Un caso emblematico di come le falle nel sistema fiscale trovino terreno fertile quando la documentazione sparisce e le dichiarazioni non arrivano mai. Secondo la Procura, Barraco, nella sua qualità di liquidatore, non avrebbe presentato le dichiarazioni IRES per gli anni d’imposta 2021 e 2022, sottraendosi al versamento di oltre 351mila euro; stessa dinamica – ma per il 2022 – per l’IVA, con un ammanco stimato di oltre 206mila euro. Una doppia omissione che, oltre al danno erariale, entra nel più delicato territorio del reato di occultamento o distruzione della contabilità obbligatoria: la società, stando alle indagini, non lasciava margini per ricostruire redditi e volumi d’affari. Il fascicolo nasce da una verifica fiscale che avrebbe evidenziato irregolarità e mancate trasmissioni telematiche delle dichiarazioni dovute. Una dinamica purtroppo ben nota alle Fiamme Gialle e agli uffici tributari: società in liquidazione, contabilità che svanisce e responsabilità che si spostano sulle spalle dei liquidatori. Un caso che accende ancora una volta i riflettori sul tema della trasparenza aziendale e sull’eterno balletto tra chi le tasse le paga e chi invece scompare nel buio delle omissioni. Perché, al netto delle procedure, l’evasione non è mai un incidente: è una scelta. E quando la contabilità va in fumo, spesso a bruciare sono le casse pubbliche – e con esse la fiducia dei contribuenti onesti.






