La Sicilia politica vive ore di scosse profonde. Mentre a Palermo iniziano gli interrogatori per i 18 indagati dell’inchiesta sugli appalti truccati che ha travolto pezzi della dirigenza regionale, il presidente della Regione Renato Schifani azzera la componente della Nuova Democrazia Cristiana nella sua giunta. Una decisione che segna la rottura definitiva con Totò Cuffaro, già presidente della Regione, ora di nuovo al centro di un caso giudiziario destinato a lasciare il segno. L’indagine, coordinata dalla Procura di Palermo e condotta dal ROS dei Carabinieri, ipotizza reati pesanti: corruzione, turbativa d’asta e associazione a delinquere. Per tutti i 18 indagati la Procura ha chiesto i domiciliari. Tra loro, oltre a Cuffaro, figurano il capogruppo della Dc all’Ars, Carmelo Pace, e il deputato di Noi Moderati, Saverio Romano. Gli interrogatori, fissati davanti al gip Carmen Salustro, proseguiranno fino a venerdì 14 novembre, quando sarà sentito proprio Cuffaro insieme ad altri nomi eccellenti della politica e dell’imprenditoria siciliana. Il ciclone giudiziario ha avuto immediate conseguenze politiche. Ieri Schifani ha firmato i decreti di revoca degli assessori democristiani Nuccia Albano –famiglia, politiche sociali e lavoro- e Andrea Messina –autonomie locali e funzione pubblica- dopo che entrambi avevano rifiutato di dimettersi. “Alla luce del quadro delle indagini – ha dichiarato il governatore – ritengo non sussistano le condizioni affinché gli assessori della Dc possano continuare a svolgere il proprio incarico. È un atto di responsabilità politica e morale, non un giudizio sulle persone”. Con la scelta di mantenere per sé gli interim dei due assessorati, Schifani consolida la linea della fermezza, sostenuta da Fratelli d’Italia, e tenta di preservare la credibilità dell’esecutivo. I numeri, almeno per ora, gli consentono di non temere scossoni all’Ars: anche senza i sette deputati democristiani, la maggioranza resta a quota 37, rafforzata dai tre di Cateno De Luca. Nel frattempo, il presidente ha nominato Patrizia Valenti nuovo capo di gabinetto all’Assessorato al Lavoro, sostituendo Rosolino Greco. Un segnale chiaro: la “pulizia” non si fermerà ai vertici politici. E la sensazione è che il terremoto sia solo all’inizio.






