Mafia e appalti, chiusa l’inchiesta a Palermo: 36 indagati, a rischio processo anche il Sindaco di Terrasini

La Procura di Palermo ha chiuso un altro troncone delle indagini nate dalla maxi operazione con 180 arresti messa a segno a febbraio scorso dai carabinieri. Si tratta della parte che riguarda boss e gregari delle famiglie mafiose di Carini e Terrasini, che rientrano nel mandamento di San Lorenzo, e a rischiare il processo adesso sono in 36. Tra di loro c’è anche il sindaco di Terrasini, eletto con Fratelli d’Italia, Giosuè Maniaci che – secondo l’accusa –“ avrebbe concesso l’affidamento di un subappalto da quasi 150 mila euro per la riqualificazione del lungomare Peppino Impastato senza le dovute autorizzazioni”. Accuse che Maniaci respinge sottolineando di essersi comportato correttamente e lo dimostrerà.

L’inchiesta era incentrata anche sugli affari dei boss delle due cosche, in particolare legati al traffico e allo spaccio di droga, ma anche alla gestione delle scommesse. Contestati anche alcuni episodi estorsivi. La vicenda che riguarda il sindaco di Terrasini è venuta fuori soltanto adesso. In particolare, secondo i Pm, “Zitelli, agendo in nome e per conto di Nebrodi Costruzioni Generali srl e Coimpredil srl, affidatarie dei lavori di riqualificazione e arredo del lungomare Peppino Impastato di Terrasini per 691.115,40 euro, oltre 15 mila per spese complessive di sicurezza – si legge nell’avviso di conclusione delle indagini – in concorso morale e materiale con Maniaci e Trentacoste – in particolare, Maniaci, sindaco di Terrasini, mettendo in contatto Zitelli e Trentacoste, legale rappresentante della Ot Costruzioni e impianti srl, sollecitando e favorendo la conclusione e l’esecuzione dell’accorto tra le parti, Trentacoste stabilendo con Zitelli corrispettivo, tempi e modalità dell’esecuzione dei lavori e procedendo alla loro esecuzione – concesso in subappalto opere per 149.972,98. alla Ot Costruzioni e impianti srl, senza l’autorizzazione dell’autorità competente”. Cosa che sarebbe avvenuta il 15 aprile dell’anno scorso.

Accuse che Maniaci respinge. C’è un’intercettazione in cui Trentacoste avrebbe chiamato il sindaco per sollecitare lo sblocco del subappalto e l’inizio dei lavori: «In un paese piccolo come quello di Terrasini – ribatte Maniaci – tutti chiamano il sindaco, per qualsiasi tipo di problema. Con Trentacoste c’è un legame personale da tanto tempo ma non ho mai favorito né lui, né altre imprese. All’epoca dei fatti c’era il rischio che la ditta vincitrice rifiutasse la gara perché era il periodo post-covid e i prezzi s’impennarono. Il finanziamento sarebbe andato perso. Allora personalmente ho messo in contatto la ditta vincitrice con diverse imprese della zona. Fu lei che scelse Trentacoste perché più conveniente, io non favorii nessuno».