Ispezione lunga e meticolosa quella condotta ieri dal team Port State Control della Guardia Costiera di Trapani, che ha portato al fermo amministrativo di una nave mercantile battente bandiera di Antigua e Barbuda. L’unità, lunga 85 metri per 2.200 tonnellate di stazza lorda, è risultata in condizioni ben al di sotto degli standard internazionali previsti per la sicurezza della navigazione e la tutela ambientale. L’ispezione, avviata con un controllo sulle misure di ship security, ha subito fatto emergere gravi carenze nella gestione a bordo, inducendo gli ispettori ad ampliare le verifiche ad altri ambiti. Al termine delle operazioni — protrattesi fino a tarda sera — sono state accertate oltre venti irregolarità: scarsa manutenzione di attrezzature e impianti, cattiva gestione dei rifiuti, e personale poco preparato a fronteggiare emergenze. Tra i rilievi più gravi, l’inadeguata conoscenza del sistema di localizzazione SART AIS e le pessime condizioni del battello di salvataggio, elementi che in mare possono fare la differenza tra la vita e la morte. La gestione dei rifiuti è risultata talmente approssimativa da portare anche a una sanzione amministrativa di oltre 3mila euro: le comunicazioni sui materiali prodotti prima dell’ingresso in porto contenevano dati palesemente falsi. È il secondo fermo amministrativo dell’anno nello scalo trapanese. La nave potrà ripartire solo dopo aver corretto ogni irregolarità e ottenuto il via libera dalla Guardia Costiera. I controlli ci sono ma evidentemente non sono ancora sufficienti a scoraggiare chi tratta il mare come una discarica galleggiante.






