Domani si torna a celebrare la Giornata Nazionale in memoria delle vittime di infortunio sul lavoro e in Sicilia si conferma un trend preoccupante: nei primi otto mesi del 2025 l’isola figura tra le regioni a più alto rischio per infortuni mortali sul lavoro, collocandosi nella “zona rossa” dell’Osservatorio Sicurezza e Ambiente. A livello nazionale, da gennaio ad agosto ci sono state 681 vittime; una fetta significativa riguarda lavoratori stranieri e i settori più usuranti. 57 vittime si contano solo in Sicilia, con Palermo in testa con 15 decessi. Il quadro regionale è, in apparenza, contraddittorio: le denunce totali di infortunio in Sicilia segnano un lieve calo rispetto al 2024, ma i casi mortali sono in aumento, oltre a essere gravemente al di sopra della media nazionale, segnale che gli interventi di tutela non stanno incidendo sui rischi più gravi. A pagare il prezzo più alto sono i lavoratori di origine straniera con un rischio mortale più che doppio rispetto agli italiani.
Spesso queste persone sono impiegate in settori a rischio come edilizia, pesca e manifattura, con condizioni contrattuali fragili e meno accesso alla formazione e alla prevenzione. I settori più colpiti restano quello edilizio, le Attività Manifatturiere, i Trasporti e il Commercio: insieme spiegano la maggior parte dei decessi e confermano che le misure di sicurezza sul campo rimangono disomogenee e spesso inadeguate, soprattutto nelle piccole imprese e nelle attività in appalto. Inoltre dalle statistiche emerge che il lunedì è il giorno più rischioso della settimana: il ritorno al lavoro dopo il weekend si paga spesso con la vita. La provincia di Palermo rimane tra le più esposte dell’isola per numero di denunce: nei primi sei mesi del 2025 si contano oltre 3.000 denunce di infortunio. Un decesso sul lavoro nel trapanese nello stesso periodo, con un indice di incidenza abbastanza contenuto, ma non abbastanza da uscire dalla “zona rossa” per rischio infortunistico, soprattutto per attività legate a pesca ed edilizia. La radice del problema è strutturale: frammentazione produttiva, lavori in appalto, lavoro nero e insufficiente formazione in sicurezza. Gli strumenti esistono — controlli, formazione obbligatoria, piani di prevenzione — ma la loro applicazione è irregolare e spesso inefficace. Contare i morti è un mestiere triste e non servono solo bandiere e commemorazioni: servono regole applicate, controlli veri e responsabilità economiche.






