‘Illegali e antidemocratiche’. Così la UIL definisce le nuove regole sulle progressioni economiche orizzontali al Comune di Alcamo, gli ‘scatti’ che consentono ai dipendenti di avanzare nel proprio percorso professionale e poter avere un aumento di stipendio. Il sindacato contesta le modifiche fatte lo scorso anno, giudicandole contrarie ai principi giuridici e costituzionali e chiedendone l’immediata modifica. Il nodo centrale è lo sbarramento: se fino allo scorso anno bastava una valutazione media del 70% sul triennio precedente da parte del dirigente, oggi la soglia è stata alzata al 90%.
Per dirla semplice, solo i dipendenti che nell’ultimo triennio hanno ricevuto valutazioni con la media del 9 possono fare domanda di partecipazione al concorso. Un criterio che, secondo la UIL, disattende due cardini del diritto amministrativo: il principio di rotazione, che evita che i benefici vadano sempre agli stessi, e quello della favor partecipationis, volto a massimizzare la partecipazione di lavoratori e lavoratrici. Ma l’asticella del 90% riduce drasticamente la platea dei possibili candidati, con il rischio paradossale che i posti messi a bando siano addirittura più numerosi delle persone ammesse al concorso. Non solo: la UIL contesta anche il taglio dei periodi valutabili, passati da vent’anni a dieci. Scelte che sembrano più orientate a una semplificazione delle procedure di conteggio, ma che di fatto riducono considerevolmente il peso dell’esperienza accumulata nel tempo.
E proprio su questi punti, già il 14 maggio scorso, il segretario provinciale UIL Macaddino aveva formalmente chiesto una revisione del regolamento. Richiesta rimasta senza risposta, a cui ieri ha fatto seguito un’ulteriore comunicazione. La proposta del sindacato è chiara: abbassare nuovamente la soglia al 70%, ripristinare la valutazione ventennale e rivedere i criteri con cui si danno i punteggi. Ogni ente locale ha i propri parametri, ma questo -secondo il sindacato- non può tradursi in un provvedimento che viola principi fondamentali di equità e trasparenza. La battaglia, insomma, riguarda il diritto stesso dei lavoratori a vedere riconosciuto un percorso di crescita reale. E se il Comune continuerà a fare orecchie da mercante, il rischio è di trasformare le progressioni economiche orizzontali in una corsa per pochi privilegiati, condannando gli altri a restare fermi ai blocchi di partenza.






