Due alcamesi nella flottiglia per Gaza, Tamagnini e Raspanti in prima linea

La chiamano Global Sumud Flotilla, la flottiglia della resistenza civile. Un convoglio internazionale partito a fine agosto da Barcellona, con tappe in Sicilia, Tunisia e Grecia, per tentare di aprire un corridoio umanitario verso la Striscia di Gaza. A bordo, oltre 300 attivisti da decine di Paesi, tra cui Italia, Spagna, Francia e Stati Uniti. Una sfida al blocco navale israeliano in vigore da 18 anni, giudicato insostenibile da chi partecipa a questa missione. Tra i protagonisti ci sono anche due alcamesi: Claudio Tamagnini, 72 anni, attivista di lungo corso, e Vito Raspanti, 35 anni, infermiere, entrambi pronti a mettere la propria vita al servizio di un ideale. Per Tamagnini non è la prima volta. Già nel 2015 aveva preso parte alla Freedom Flotilla, testimoniando l’abbordaggio della nave “Marianne” da parte dell’esercito israeliano. In questo momento si trova a Tunisi, dove la Flotilla sta attendendo si riunirsi e salpare alla volta di Gaza. Diversa la storia di Vito Raspanti, alla sua prima missione. Infermiere, con alle spalle esperienze di volontariato, ha deciso di sospendere il lavoro per salpare con la flottiglia. Prima di partire per Siracusa, dove si trova adesso in attesa di salpare, ha ricevuto da padre Enzo Santoro una coroncina di Betlemme che porta al collo come simbolo di protezione. “So che ci sono rischi reali – ha confidato – ma sento che questo è il momento di esserci. Non è solo volontariato: è un gesto di dignità e resistenza.”

L’impresa, tuttavia, è minacciata da ostacoli e pericoli: tre diversi attacchi su altrettante barche della Flotilla sono stati denunciati dagli attivisti, episodi che hanno acceso tensioni internazionali. Israele ha ribadito che nessuna nave sarà autorizzata a violare il blocco, mentre i governi europei chiedono garanzie per i loro cittadini. In questo scenario incerto, la determinazione dei due alcamesi rappresenta un messaggio potente. Da Alcamo al Mediterraneo, la loro scelta testimonia che la solidarietà può diventare azione concreta, anche quando il prezzo da pagare è alto. “Qualunque cosa succeda – dice Raspanti – porto con me la forza di chi non si arrende.”