Il Consiglio comunale di Castellammare modifica statuto, tensione in aula

A Castellammare del Golfo, il consiglio comunale di ieri ha segnato una svolta silenziosa ma profonda nell’equilibrio tra maggioranza e opposizione. Con 16 voti favorevoli e solo due contrari – quelli dei consiglieri Nicolò Rizzo e Mario Di Filippi – è stata approvata una modifica all’articolo 20 dello statuto comunale che fino a ieri recitava “Il Vice Presidente eletto con le modalità stabilite dal regolamento comunale, deve essere espressione della minoranza consiliare”.

Modificando questo comma si elimina quindi l’obbligo lasciando libero il consiglio di eleggere il vice a prescindere dall’appartenenza politica. Finora, quel passaggio -interviene il consigliere Rizzo- era considerato una garanzia di pluralismo, un modo per tenere aperto un canale istituzionale di ascolto anche alle voci fuori dalla maggioranza. Un presidio di democrazia, secondo chi si è opposto alla modifica. E proprio su questo si è sviluppato un confronto teso e ricco di sottotesti: da una parte chi ha parlato di “correttezza politica” e di un consiglio che, fino ad ora, ha rappresentato un modello di equilibrio e dialogo tra forze diverse; dall’altra chi ha rivendicato la piena sovranità del consesso comunale, sottolineando che la libertà di scelta è essa stessa un principio democratico.

A scaldare gli animi è stata soprattutto la sensazione, espressa apertamente, che dietro la modifica si celi un’operazione di natura politica, forse in vista di futuri assetti interni o di rapporti da ridefinire dentro la stessa maggioranza. Non sono mancati momenti di scontro diretto, con toni accesi e interventi interrotti, fino all’intervento della segreteria generale, chiamata a chiarire la norma per cui non esistono vincoli di legge sulla provenienza politica del vicepresidente, né obblighi normativi che impongano un’appartenenza alla minoranza. Resta il fatto che, con questo voto, si modifica un principio che, nel contesto locale, aveva retto per anni: quello di una vicepresidenza simbolo di equilibrio e dialogo. Il nuovo assetto, pur formalmente legittimo, solleva interrogativi sulla direzione politica che l’aula intende prendere. Perché il cambiamento delle regole – soprattutto quelle che toccano la rappresentanza – è sempre qualcosa che va letto oltre la superficie.