Galeotta, la pasta che nasce nel carcere Ucciardone e racconta una rinascita possibile

Si chiama Galeotta ed è una pasta artigianale che porta con sé un messaggio potente: offrire una seconda opportunità attraverso il lavoro. Prodotta all’interno della Casa circondariale “Calogero Di Bona – Ucciardone” di Palermo, nasce dal progetto Past-Art, promosso dalla cooperativa sociale Asterisco, con il sostegno di Fondazione con il Sud, Intesa Sanpaolo e Enel Cuore. A realizzarla, quindici persone detenute, formate per diventare operatori professionisti della pasta. L’iniziativa ha permesso di recuperare un laboratorio inutilizzato da anni, trasformandolo in un piccolo pastificio interno, completo di nuove attrezzature. Il percorso formativo ha previsto ore di pratica e teoria, con focus su produzione, sicurezza, marketing e confezionamento. Per alcuni dei partecipanti, il progetto si tradurrà in un impiego vero e proprio: saranno infatti assunti dalla cooperativa e alcuni saranno incaricati anche delle consegne a domicilio.

La pasta Galeotta è realizzata con farine di grani duri siciliani certificati ed è proposta in varianti classica, integrale e aromatizzata. Il marchio è curato in ogni dettaglio: la spiga sulla lettera “T” richiama la terra e la rinascita, mentre ogni confezione riporta una frase firmata da chi ha partecipato al progetto, dando voce a chi, spesso, resta invisibile. Dalla prossima stagione, la produzione settimanale raggiungerà circa 600 kg di pasta secca e 80 kg di pasta fresca, che saranno distribuiti attraverso ristoranti, negozi solidali e un portale e-commerce dedicato. A dare un assaggio del progetto, un evento di presentazione guidato dallo chef Salvo Terruso, che ha preparato piatti gustosi utilizzando proprio la pasta prodotta in mattinata dai detenuti. «Questo progetto dimostra che costruire percorsi concreti di reinserimento si può», spiega Maria Cristina Arena, presidente della cooperativa Asterisco. «È il frutto di anni di lavoro e della volontà di trasformare la formazione in una vera opportunità occupazionale. Non si tratta solo di un’iniziativa sociale, ma di un’impresa che guarda al futuro». Anche il direttore dell’Ucciardone, Fabio Prestipino, conferma il valore del progetto, che punta a creare connessioni tra carcere e società: «Queste esperienze dovrebbero uscire dai confini delle mura penitenziarie e moltiplicarsi». Perché, quando il lavoro diventa strumento di dignità, ogni pacco di pasta racconta una nuova possibilità di vita.